L’urlo di dolore che porta alla luce

Frida Kahlo: un’anima divisa dentro un corpo lacerato. Ce la racconta Gigi di Luca, con il suo spettacolo Viva la Vida, trasportando sulla scena quell’urlo di dolore che porta alla luce l’aspetto più propriamente femminile di Frida Khalo. Un racconto che va oltre la narrazione biografica e che fa emergere l’anima di Frida donna, messicana, pittrice e rivoluzionaria. Uno spettacolo innovativo, in cui Pamela Villoresi interpreta il ruolo dell’artista, mentre una body painter le dipinge sul corpo nudo i segni dell’arte di Frida e una cantante interpreta Chavela Vargas.

Viva la Vida - Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli
Viva la Vida – Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli

L’intervista al regista di “Viva la vida”

Noi di Metropolitan Magazine abbiamo avuto l’onore di intervistare il regista, per scoprire qualcosa in più della sua Frida.

MM : Frida Kahlo. Una donna piena di passione e di tormenti. Come portare in scena tutti i colori della sua anima?

G.Di L. : Nonostante possa sembrare un personaggio complesso, in realtà l’anima di Frida è nitida e chiara. Sono chiare e lineari le sue scelte, la determinazione con cui ha condotto la sua vita in controtendenza per i tempi in cui ha vissuto. Frida è stata una donna schierata, ed io sapevo da che parte stava e in cosa aveva creduto e lottato nella sua vita.
Partendo dal romanzo di Pino Cacucci e passando attraverso la lettura delle sue biografie e dei suoi scritti, ho conosciuto una donna che ha fatto della radice stessa della sua identità il suo credo.

“Ho nelle vene sangue di ebrei ungheresi e sangue di indios taraschi, discendo dalla mescolanza di genti perseguitate e conquistate costrette alla fuga e disperse. Sono carne e spirito delle Americhe, sono meticcia, sono figlia di una figlia nata dallo stupro dei guerrieri avidi d’oro”.

Il manifesto della sua identità che apre e chiude lo spettacolo, mi ha condotto verso una possibile lettura delle sue passioni e dei suoi tormenti. Non ho voluto mettere in scena l’artista, ma la donna profondamente legata al suo popolo e alla vita. La donna che dirige come un direttore d’orchestra ogni passaggio dei suoi giorni, che dialoga con la “Pelona“, la morte compagna di vita fino a consegnarsi a lei per essere incorniciata come un quadro.

Viva la Vida - Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli
Viva la Vida – Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli

MM :  E’ sempre arduo portare la vita di un pittore in scena, perché si deve portare su palco anche la sua arte. Sulla recensione del suo spettacolo leggo: “L’arte pittorica di Frida Khalo viene ripresa attraverso il dipinto di Veronica Bottigliero, sul corpo di Pamela Villoresi, incorniciata in un quadro che è uno specchio.” E’ stato con questo escamotage che avete reso l’arte pittorica di Frida in scena?

G.Di L. : Lo spettacolo evita volutamente azioni didascaliche e descrittive e se avessi utilizzato i suoi quadri sarei caduto in errore. I quadri di Frida sono fin troppo famosi per farne uso in uno spettacolo teatrale, non c’e nulla di nuovo, non c’e sorpresa, mistero.
L’inserimento nella messa in scena invece di una body painter nei panni della Pelona interpretata da Veronica Bottigliero ha trasportato la narrazione su più piani. Oltre alla parola e alla musica, entra prepotentemente la pittura, non quella scontata dei suoi quadri, ma pittura sul corpo nudo di Pamela Villoresi.

La pittura è vita e morte

C’e un momento simbolico importante nello spettacolo in cui Frida consegna il suo pennello alla Pelona, è da quel momento che si affida a lei per essere trasformata in tela da dipingere. Il suo corpo assorbe i segni delle lacerazioni, le ferite, le spine, ma anche gli amori come i fiori, la natura, gli uccelli. La pittura è vita e morte sul suo corpo. La scenografia essenziale di Maria Teresa D’Alessio, formata da soli due elementi, una sedia medica, che diventa trono o letto con schienale di spine, ed uno specchio che dall’altro lato è cornice restituisce ogni gesto, pittura ed emozioni, anche se la Villoresi resta per molto tempo di spalle al pubblico.

Viva la Vida - Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli
Viva la Vida – Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli

MM : Quale il rapporto tra la musica e il canto e Frida Kahlo? Come ci avete lavorato nel vostro spettacolo?

G.Di L. : Essendo musicista e direttore artistico di festival musicali, porto sempre nelle mie regie la musica dal vivo. Anche con “Memorie di Una Schiava, Nata sotto una Pianta di Datteri e La Nuotatrice” c’e stato l’inserimento di musicisti. Sempre in ruoli di personaggi importanti della drammaturgia. In “Viva La Vida”, insieme a Pamela, ci siamo chiesti come potevamo raccontare una Frida diversa. Una Frida nuova per il pubblico, ci è sembrato importante introdurre il personaggio di Chavela Vargas.

Ho affidato a Lavinia Mancusi, musicista e cantante romana, il ruolo di Chavela, cantautrice del Costa Rica. Messicana di adozione e compagna per un periodo di Frida Kahlo. Frida in scena è circondata da Eros, per le canzoni appassionate e sensuali di Chavela Vargas e da Thanatos. Per i segni pittorici della Pelona: Chavela è per lo spirito, e la Pelona per il corpo. Il tutto in una messa in scena che tocca momenti di alta sensualità e poesia tutta al femminile.

MM : In che modo avete ripreso ed adattato per la scena il romanzo di Pino Cacucci?

G.Di L. : Cacucci ha scritto un romanzo molto bello ed immensamente poetico. Come si sa, per la realizzazione di  uno spettacolo teatrale c’è  bisogno di adattare il testo  all’idea registica. Ho lavorato, come ho già detto, per l’inserimento di brani  tratti  dalle biografie su Frida Kahlo e presi anche dalle sue lettere personali, dai suoi scritti, e per l’inserimento del personaggio di Chavela Vargas che nel libro di Cacucci non è presente. Ma soprattutto tirando fuori al massimo un adattamento in cui l’appartenenza di Frida Kahlo alla terra, al Messico, al mondo degli ultimi fosse elemento centrale. Con le  parole autentiche di Frida, dedicate al popolo messicano, al desiderio di un un mondo migliore, chiudo il mio spettacolo, con quello che  definisco il suo testamento di umanità.

Viva la Vida - Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli
Viva la Vida – Foto di scena scattata da : Marco Ghidelli

MM : Pamela Villoresi ad interpretare Frida: è stato difficile far vestire ad un’attrice italiana i panni e l’anima di un’artista messicana?

G.Di L. : Non per Pamela Villoresi, che è una professionista straordinaria e generosa nel mettersi al servizio del progetto. Era già stato così in Memorie di Una Schiava, in cui lei interpretava una giovane donna africana. In Nata sotto una pianta di Datteri, in cui era una anziana donna del deserto. Il mio linguaggio teatrale porta spesso a spostare la storia del personaggio su un piano universale, decontestualizzandola. Sottraendola agli elementi di eccessivo realismo, cosicchè in quella storia che appartiene al mondo, ognuno ci si può ritrovare.

Così è stato anche in Viva La Vida con il superamento dell’immagine del personaggio, che con questa operazione di trasposizione diventa altro. Non si avverte più nessun bisogno di trovare somiglianze fisiche o caratteriali con la realtà. Dirigo Pamela Villoresi dal 2012 e questo è stato il quarto spettacolo fatto insieme. Devo dire che sin dall’inizio della nostra collaborazione lei ha sposato in pieno il mio metodo. Il codice espressivo delle mie regie, sempre con storie forti e allo stesso tempo poetiche.

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