la prima stagione di ‘From‘, il thriller horror che ci ha tanto rapiti, nasce dalla penna di grandi nomi che parteciparono alla realizzazione del capolavoro “Lost“. Figure come John Griffin, alla scrittura, e Harold Perrineau, nei panni dello sceriffo Boyd Stevens, hanno reinterpretato la tradizione narrativa di questo genere. Con grande capacità hanno mescolato il racconto di convivenza e sopravvivenza con l’angosciante presenza dell’elemento soprannaturale, che diventa via via più concreto. In occasione dell’uscita della quarta stagione, il 20 aprile 2026 sulla piattaforma Paramount+, ripercorriamo la storia di Fromville partendo dalla sua genesi (ed evitando gli spoiler).
Dove tutto ebbe inizio: un viaggio senza ritorno

Proprio come in ‘Lost‘, fin dai primi episodi, ci troviamo intrappolati insieme ai personaggi in un luogo da cui sembra impossibile fuggire. La prima stagione di ‘From’ prende avvio con l’arrivo della famiglia Matthews nella misteriosa cittadina soprannominata ‘Fromville‘. Durante un viaggio in camper, Jim, Tabitha e i loro figli Ethan e Julie deviano dalla strada principale e finiscono in un villaggio apparentemente ordinario. Tuttavia, ben presto scoprono che ogni tentativo di lasciare la città è destinato a fallire. Infatti, le strade sembrano riportare sempre allo stesso punto, come se lo spazio fosse intrappolato in un circuito chiuso. Questo spazio non è, però, un luogo geografico, identificabile sulle mappe. Parliamo di un luogo astratto, che si carica man mano di significati simbolici e narrativi: la città diventa progressivamente un microcosmo umano.
A guidare questa comunità è lo sceriffo Boyd Stevens, un ex militare che cerca di mantenere ordine e razionalità in una situazione apparentemente priva di logica. Il suo personaggio incarna una figura tipica delle narrazioni di crisi: il leader che tenta di proteggere gli altri pur sapendo che le risorse a sua disposizione sono limitate.
Il vero pericolo: le creature di From
Una coralità di individui cerca, in questa prima stagione di ‘From’ di costruire un equilibrio che, però, è solo apparente. Infatti, essere rimasti intrappolati non è l’unico dei problemi dei personaggi, ma una minaccia bel più grande incombe sugli abitanti della città, una minaccia che emerge soprattutto durante la notte. Dal bosco che circonda il villaggio arrivano creature misteriose che assumono sembianze umane e che cercano di attirare le persone fuori dalle case. Queste entità non si comportano come mostri tradizionali: parlano con calma, sorridono e cercano di guadagnarsi la fiducia delle loro vittime prima di attaccare, ma il loro unico obiettivo è uccidere.
Per difendersi, gli abitanti hanno sviluppato una strategia di sopravvivenza basata sull’uso di talismani. Questi impediscono, almeno apparentemente alle creature di entrare nelle case, ma i protagonisti non riescono a spiegarne il motivo. Durante la notte tutti devono restare chiusi all’interno degli edifici, creando una routine quotidiana segnata da una rigida divisione tra il giorno e la notte. Attraverso questo meccanismo narrativo si arriva a generare una tensione costante: basta un errore o una decisione impulsiva per mettere in pericolo l’intera comunità.
L’atmosfera, il punto forte della prima stagione
L’atmosfera costruita dalla serie è uno degli elementi più efficaci della prima stagione. Le ambientazioni sono relativamente semplici – un villaggio isolato, una strada che sembra non portare da nessuna parte, una foresta che circonda tutto – ma proprio questa semplicità contribuisce a creare un senso di inquietudine persistente. Il paesaggio rurale diventa progressivamente uno spazio minaccioso, soprattutto quando cala la notte e il confine tra sicurezza e pericolo diventa estremamente fragile. Contribuisce alla realizzazione di questa cupa atmosfera una serie di misteri legati alla natura della città stessa. Alcuni abitanti iniziano ad avere visioni o sogni inquietanti, mentre altri trovano simboli enigmatici o scoprono strutture nascoste nella foresta, suggerendo che tutto quello che vivono potrebbe essere collegato a una dimensione più ampia e misteriosa.
La narrazione procede quindi attraverso una serie di indizi e rivelazioni parziali. Ogni episodio aggiunge nuovi elementi alla storia, ma raramente fornisce risposte definitive. Questo tipo di costruzione narrativa ricorda il modello delle cosiddette “mystery series”, in cui il fascino della storia risiede proprio nella progressiva accumulazione di enigmi. Ancora una volta il paragone con Lost appare inevitabile, ma From sembra puntare su un’atmosfera più oscura e su una dimensione horror più esplicita.
Una cittadina divisa in due: villaggio o Colony House
Accanto alla dimensione horror, la prima stagione di ‘From’ dedica molto spazio allo sviluppo dei personaggi e delle loro relazioni. Il fatto che nessuno possa lasciare la città costringe gli abitanti a confrontarsi con le proprie paure e con i propri traumi personali. Alcuni cercano disperatamente una via di fuga, mentre altri iniziano a costruire una sorta di nuova quotidianità all’interno della comunità. Interessante è, inoltre, la presenza di due diversi modelli di convivenza all’interno della città. Alcuni abitanti vivono nella cosiddetta Colony House, una grande abitazione condivisa in cui si sperimenta una forma di vita comunitaria più libera e meno gerarchica. Altri preferiscono invece vivere nelle case del villaggio, seguendo regole più tradizionali e organizzate. Questa divisione porta, inevitabilmente, tensioni e contrasti.
Possiamo dedurre, quindi, che l’obiettivo della serie sia quello di distinguersi nel panorama televisivo contemporaneo grazie alla sua capacità di combinare elementi orrorifici, misteriosi e drammatici. Il risultato è quello di un’opera che non si limita a spaventare, ma invita lo spettatore ad interrogarsi su questioni più grandi di sé, come il pericoloso fascino della natura e l’incertezza della vita, che può cambiare in un battito di ciglia.
Angela della Ventura
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