C’è un fil rouge che collega il nuovo, meraviglioso film di Jia Zhangke: la musica e il sonoro, anche quando assente. Perché nella nuova fatica di uno dei rappresentanti più importanti della sesta generazione di cinema cinese la musica e le sfumature sono assumono un significato diretto: diventano il tramite attraverso cui si scandiscono 20 anni di storia personale e di un paese come la Cina. Tra musica tradizionale e sperimentale, popolare ed elettronica, Generazione romantica non solo racconta il rapporto tra due amanti, un uomo e una donna che si riconcorrono per due decenni, ma ci mostra come la Cina sia cambiata, evoluta e, senza sguardo giudicante, trasformata. Dal ricordo e la nostalgia verso un paese fatto di piccole comunità e centri abitati, passando per la grande rivoluzione post industriale e costruttiva, fino alle gentrificazione moderna delle grandi metropoli cinesi. Jia Zhangke firma un quadro capace di rappresentare diversi piani dell’esistenza umana e il lento ed inesorabile scorrere della vita.
E lo fa attraverso un paese in fermento, che passa dalla solidità della vita lenta di campagna alla liquidità della vita che scorre, costante e inesorabile, fino alla fumosità di una vita moderna e manierista, dove l’impossibilità di parlarsi si combatte attraverso i piccoli gesti, come quelli di allacciare una scarpa a chi non riesce da solo. Sullo sfondo dei grandi cambiamenti storici e politici, ci sono gli uomini comuni, la loro ricerca di un identità, erranti alla ricerca di sé stessi e di un posto nel mondo, sconfitti e in balia delle amareggiate a cui la vita li sottopone. E se generazione romantica non restituisce la potenza espressiva di un film come questo, il titolo inglese riesce ad esprimerla appieno; Caught by the Tides, catturati dalle maree della vita. Jia Zhangke gira l’ennesima meraviglia in cui vita, amore, Cina e cinema si mescolano per dare la luce ad un ritratto lungo vent’anni.
Generazione romantica: epoche

Nel 2001, nella città di Datong, una donna di nome Qiao Qiao (Zao Thao) ha una relazione con Guao Bin (Li Zhubin) mentre vive alla giornata facendo la cantante in diversi locali. Guao Bin lascia Datong per provare a guadagnarsi da vivere in un’altra provincia, chiudendo la relazione con Qiao. La donna, distrutta, decide di andarlo a cercare. Inizia così il suo peregrinare attraverso le epoche della Cina moderna. Prima nel 2001, poi in un 2006 durante la costruzione della diga delle Tre Gole e infine in periodo Covid, nel 2022. Quello tra Qiao Qiao e Guao Bin è un amore muto, fatto di silenzi che valgono milioni di parole. Un’amore lungo vent’anni che attraversa e valica le generazioni sia sociali e industriali, sia cinematografiche. Perché Jia Zhangke costruisce e monta il film attraverso delle immagini di repertorio che lo stesso regista ha raccolto nei primi anni del 2000. E allora se l’evoluzione è quella della Cina, lo è anche quella cinematografica. Le immagini evolvono, passando dalla pellicola del 2001 fino al digitale del 2022. E il regista usa diversi espedienti – ancora cinematografici – per far parlare i due personaggi senza veramente far sentire le loro voci.
Se i due nel 2001 parlano attraverso gli SMS, nel 2006 sono i cartelli con didascalie del cinema muto a raccontarci i loro brevissimi dialoghi. Un senso di incomunicabilità che ricorda tanto quella Antoniana. Nel 2022 le comunicazione si fa digitale (il personaggio che sembra parlare di più è un robot assistente dentro un negozio) e quindi si disintegra sotto l’influenza sociale e social. Ma Zhangke ci vuole mostrare come, l’impossibilità di comunicare, sia frutto dell’incapacità umana, dell’inadeguatezza personale a saper esprimere i propri sentimenti, oltre che di un bombardamento sociale ed epocale. E il disgregarsi di una relazione si fa quindi metafora e manifesto della disgregazione sociale della Cina, con la diga delle Tre Gole che torna ancora una volta nel cinema di Jia Zhangke (era già al centro del suo capolavoro Still Life, vincitore del Leone d’Oro a Venezia nel 2006) come simbolo della distruzione di una forma di società che non esiste più.
Ineluttabile progresso
Un progresso inevitabile, come le maree, che distrugge l’individualità e la frammenta, la scompone. E Qiao Qiao cammina fisicamente, nel 2006, tra le macerie di quella distruzione, che si fa sia fisica che individuale. Generazione romantica riesce a raccontare tutto questo in una pellicola che si fa specchio e metafora di questi cambiamenti epocali attraverso la pacificazione, la calma di una sceneggiatura frammentata e frammentaria, senza necessità spasmodica di portare avanti la narrazione. Le immagini (e le musiche) raccontano più di milioni di parole, qui ridotte all’osso. E se in un cinema contemporaneo in cui la velocità e il consumo diventano il metronomo che scandisce i tempi della vita, Jia Zhangke sa tornare indietro all’origine, rendendosi inattuale e proprio per questo meraviglioso. Generazione romantica non ha l’audacia di rivoluzionare, ma quella di raccontare attraverso l’immagine, come il grandissimo Cinema ha sempre fatto.
Alessandro Libianchi
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