Attualità

George Floyd: verso la fine del processo a Derek Chauvin

I can’t breatheGeorge Floyd mentre era per terra schiacciato dal ginocchio di un poliziotto bianco ripeteva: “Non riesco a respirare”. Una voce ascoltata troppo tardi quando ormai la vita era stata strappata dal suo petto. Finalmente si sta giungendo alla fine di un processo che si consegnerà alla memoria storica, come un monito di speranza per le nuove generazioni a sfavore dei crimini contro l’umanità.

George Floyd, il processo a Derek Chauvin

La storia del 47enne afroamericano che non poteva respirare a causa del ginocchio dell’agente di polizia Derek Chauvin è ormai di dominio pubblico. A seguito dell’omicidio che ha scatenato una serie di doverose proteste a livello mondiale, sono state ufficialmente formulate le accuse contro i tre agenti coinvolti della morte di George Floyd.

In particolare a Derek Chauvin è rivolta l’accusa di omicidio volontario non premeditato, dai 10 ai 15 anni, senza aggravanti. Il processo che lo vede coinvolto è ormai alle battute finale. La giuria si è ufficialmente ritirata per deliberare alle 23 ora italiana. A quasi un anno di distanza (Floyd fu soffocato il 25 maggio 2020) si attende il responso che vedrà o il trionfo della giustizia oppure il trionfo di una legge scellerata.

Dunque al momento le arringhe finali sono terminate e il giudice Peter Cahill ha letto ai giurati le istruzioni prima di congedarli: “Prendetevi il tempo necessario. Valutate attentamente le prove, non saltate a conclusioni sulla base delle vostre esperienze. La legge richiede una decisione sulla base delle prove. La vostra decisione deve essere unanime e non dovete essere influenzati dalle possibili conseguenze della vostra decisione“.

L’arringa del procuratore Schleicher

Il procuratore Steve Schleicher, nell’arringa finale, guardando i giurati ha detto: “Il 25 maggio 2020 George Floyd è morto a faccia in giù sul marciapiede. Nove minuti e 29 secondi, nove minuti e 29 secondi. Durante i quali George Floyd ha lottato disperatamente per respirare, per fare abbastanza spazio nel suo petto per respirare“, ha proseguito il procuratore di Minneapolis. “Ma la forza era troppa. Era intrappolato con il pavimento inflessibile sotto di lui, inflessibile come gli uomini che lo tenevano fermo, spingendolo, un ginocchio sul collo, un ginocchio contro la schiena, torcendo le dita, tenendogli le gambe per nove minuti e 29 secondi, l’imputato su di lui“. Schleicher ripete inesorabile, nove minuti, 29 secondi, e aggiunge che nel frattempo “il pavimento gli stava lacerando la pelle

George Floyd non era una minaccia per nessuno“, ha continuato. “Non stava cercando di ferire nessuno. Tutto ciò che si chiedeva era un po’ di compassione. E non ne è stata mostrata nessuna quel giorno“, ha detto ancora Schleicher ai giurati. “Quello che l’imputato ha fatto a George Floyd, lo ha ucciso“. Ha poi tenuto a sottolineare Schleicher: “Questo caso non si chiama Stato del Minnesota contro la polizia. La polizia è una professione nobile“, ha detto. “Questo non è un procedimento contro la polizia, è un procedimento a favore della polizia. L’imputato ha abbandonato i suoi valori, ha abbandonato la sua formazione e ha ucciso un uomo…“.

La difesa: Chauvin è stato ragionevole, George Floyd è morto per problemi cardiaci

L’avvocato dell’ex agente Derek Chauvin, Eric Nelson, ai fini del processo, ha replicato all’arringa dell’accusa, sostenendo che il suo cliente avrebbe fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi agente di polizia “ragionevole“. Ha sostenuto che Chauvin si era trovato in una situazione “dinamica e fluida” che coinvolgeva un uomo grande, grosso e ribelle contro tre agenti di polizia.

La difesa ha sostenuto nell’arringa finale non solo che Chauvin abbia agito in modo ragionevole, ma anche che George Floyd sia morto per malattie cardiache e a seguito dell’assunzione di droghe illegali. Quindi la causa della morte non sarebbe stata il ginocchio che l’ex agente gli ha tenuto premuto sul collo per oltre 9 minuti.

Nelson ha concluso la sua arringa dicendo: “Lo Stato non è riuscito a dimostrare le sue accuse oltre ogni ragionevole dubbio. Pertanto, il signor Chauvin dovrebbe essere ritenuto non colpevole di tutte le accuse“. Chiedendo appunto l’assoluzione per il suo cliente.

Procuratore Blackwell: non ci sono scuse per abusi polizia

Non ci sono scuse per gli abusi della polizia” questo il principio fondamentale del procuratore Jerry Blackwell nella replica all’arringa difensiva. Blackwell polemizza il tentativo della difesa di cercare alibi, presentando un “numero di  questescuse, tra cui accusare i paramedici di aver impiegato più tempo del dovuto per arrivare.

Hanno detto che i paramedici hanno impiegato più tempo del previsto  ad arrivare. Sarebbero dovuti essere lì entro tre minuti. E il buon senso vi dirà che il semplice fatto che i paramedici abbiano impiegato più tempo di quanto il signor Chauvin possa aver pensato, NON era un motivo per usare forza eccessiva o per essere indifferenti al fatto che qualcuno non respira più e non ha polso“. 

Ha infine concluso il procuratore: “E’ stato detto, ad esempio, che il signor Floyd è morto perché il suo cuore era troppo grande“. Questa tesi era appunto stata smontata anche dallo pneumologo Martin Tobin. Ha quindi finito Blackwell: “E ora dopo aver visto tutte le prove e aver ascoltato le prove, sapete la verità, e la verità è  che il motivo per cui George Floyd è morto è perché il cuore del  signor Chauvin era troppo piccolo“.

Manifestanti BLM davanti al tribunale

Come detto l’omicidio di Floyd ha scatenato una serie di proteste a livello mondiale, in particolare negli stessi Stati Uniti. Sono stanchi i tantissimi afroamericani di subire angherie di questa sorta. Sono stanchi di aver più paura di chi dovrebbe difendere i diritti dell’uomo, piuttosto che di criminali o presunti tali.

E di nuovo a testimoniare questo sentimento fuori dal tribunale centinaia di manifestanti si sono radunati. In una Minneapolis blindata, un tribunale assediato da pacifici manifestanti, il mondo attende trepidante l’esito di questo giudizio.

Intanto la deputata democratica Maxime Waters ha invitato i manifestanti di Minneapolis a “restare in strada e chiedere giustizia“. Nel caso in cui “non accadesse nulla“, ovvero non ci fosse un verdetto di colpevolezza, “sappiamo che non solo dobbiamo restare in strada ma che dobbiamo combattere per la giustizia“.

Chiaramente Waters è stata subito bollata dai repubblicani come una fomentatrice di atti violenti. Tuttavia la preoccupazione maggiore arriva dal giudice del processo stesso. Peter Cahill ha infatti dichiarato che i commenti della deputata potrebbero essere la base per presentare appello contro il verdetto della giuria.

In ultima analisi si attende dunque il verdetto finale, l’eventuale pena per Chauvin e la conseguente giustizia per Floyd, ai fini di quello che potrebbe essere un piccolo passo, e aggiungerei tardivo, per George, ma un grande passo per l’umanità.

Giacomo Cattani

Back to top button