Ghemon all'Auditorium Parco Della Musica 2020 - Ph © Valerio Sablone
Ghemon all’Auditorium Parco Della Musica 2020 – Ph © Valerio Sablone

Ghemon ritorna a Roma con un live all’Auditorium Parco della Musica per il concerto di ieri sera, 12 settembre 2020. Un’esperienza vera tra una festa e uno spettacolo.Il cantautore campano sarebbe dovuto salire sul palco il 4 aprile 2020, eppure il lockdown ne aveva congelato ogni possibilità. Dopo mesi di silenzio, il concerto di Ghemon è stato riprogrammato.

E ieri sera è esploso in una ritrovata energia, nell’emozione di chi crede che – in qualche modo – anche questo era “Scritto tra le stelle“, come il titolo del suo ultimo album evoca. Ad aprire il concerto nessuna band emergente, ma la stand up comedian Michela Giraud. Una comicità ragionata, semplice e genuina, veloce e fresca, che è riuscita perfettamente a scaldare la platea per il live del rapper.

Sul palco Giuseppe Seccia alle tastiere, Valentina Gnesutta e Arya Delgado ai cori, Filippo Cattaneo Ponzoni alla chitarra, Fabio Brignone al basso e Vincenzo Guerra alla batteria.

Ghemon nelle vesti della consapevolezza

In un abito vintage sofisticato, e con il capello libero e ribelle degli ultimi tempi, Ghemon ha tenuto il palco con la consapevolezza. La stessa di chi finalmente è riuscito a vestire i panni giusti. Se nei precedenti lavori era la sperimentazione a dominarne la forma, ora il suo spettacolo dimostra un’autenticità vera, che supera ogni definizione di genere. Dopo aver attraversato la scena Rap/Hiphop, ora Ghemon danza come un’equilibrista tra le anime musicali che lo compongono.

Una convivenza pacifica e passionale tra il rap, il soul e r’n’b. Che rende giustizia a quello che sembra trasparire come “il lavoro più consapevolmente felice della sua carriera”. E il silenzio del lockdown non ha fatto che intensificare quel bisogno di comunicare, la necessità emotiva di trasmettere, di connettersi. E che durante il concerto si è condensato in un’esplosione di umori, un’impressione viva di energia.

Tutta la positività dell’ultimo disco si è riversata sul palco in un’ora e mezza di canzoni senza fiato. Una scaletta dinamica in cui i più famosi titoli si alternavano alle ultime uscite. E con un ritmo fluido e naturale, come un fiume che va sempre al mare. Il pathos di una platea distanziata e seduta ha solamente incrementato quel filo di intimità che la musica di Ghemon è riuscita a concedere. Senza bisogno di nessun contatto fisico.

Ghemon all'Auditorium Parco Della Musica 2020 - Ph © Valerio Sablone
Ghemon all’Auditorium Parco Della Musica 2020 – Ph © Valerio Sablone

L’omaggio a Willy: per una cultura della non violenza

La stessa intimità che si è creata nel momento in cui Ghemon ha deciso di dedicare il brano “Un’anima” a Willy Monteiro, il giovane ragazzo ucciso durante una rissa i giorni scorsi. Ghemon ha così riempito il vuoto di questa tragedia con un monito necessario:

Gli estremismi e le violenze non fanno altro che attecchire lì dove la cultura manca, perciò la cultura nel nostro paese è fondamentale. L’importanza che i nostri spiriti e le nostre menti vengano elevate, per capire cosa è meglio, cosa è buono e cosa è sbagliato. Perché la violenza si infila dove c’è ignoranza

E il concerto di Ghemon ha rappresentato un modo per recuperare l’energia che credevamo smarrita. Per sentirci di nuovo in diritto di poterci divertire, ma anche per riflettere nel pensiero comune.

Per ricordare che la musica non è mai soltanto una canzone. Ma uno strumento di condivisione, che ha il potere di veicolare un messaggio, di cambiare le cose, di renderci migliori.


Rossella Papa

Le immagini sono a cura di © Valerio Sablone

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