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“Ghostbusters: Legacy”, Jason Reitman raccoglie l’eredità degli anni ’80

Torna sullo schermo il logo degli acchiappafantasmi con Ghosbusters: Legacy, quarto film del franchise Ghosbusters iniziato nel 1984. Alla regia c’è il figlio di Ivan Reitman, Jason Reitman, che ha lavorato a stretto contatto con il padre per cercare di ricreare le atmosfere dei suoi film originali. Il film uscirà nelle sale italiane il 18 novembre 2021, ma noi abbiamo avuto l’opportunità di vederlo in anteprima europea alla Festa del Cinema di Roma, presentato come film d’apertura del programma di Alice nella Città. Ecco quindi le impressioni di una fan sfegatata dei Ghosbusters originali.

“Who you gonna call? Ghostbusters!”

Un fenomeno culturale iniziato nel 1984 con il fortunato primo film di quello che sarebbe poi diventato un franchise. Ghostbusters, diretto nel 1984 e successivamente nel 1989 da Ivan Reitman, ha saputo miscelare una trama action con antagonisti horror e toni leggeri di commedia. Almeno due generazioni hanno vissuto gli acchiappafantasmi portati in vita dallo strampalato quartetto formato da Bill Murray, Harold Ramis, Ernie Hudson e Dan Aykroyd. Siamo rimasti anni in attesa sperando di vederli tornare sullo schermo, ma nel 2014 l’interprete di Egon Spengler, Harold Ramis, è venuto a mancare.

Le speranze dei fan del franchise sono state poi per lo più tradite dopo il tentativo di remake/reboot al femminile del 2016 diretto da Paul Fleig. Una sceneggiatura poco interessante e troppo frivola con personaggi gratuitamente sopra le righe ed eccessivamente stereotipati. Un film che più che raccogliere l’eredità lasciata dagli originali acchiappafantasmi ha rischiato di farli cadere nel ridicolo. Lecito chiedersi quindi come questo nuovo film intendesse recuperare e ricordare il passato traducendo l’umorismo e l’ironia dei “vecchi” anni ‘80 al presente senza risultare banale o demenziale.

Gli anni 2000 raccolgono l’eredità degli anni ’80

Ghosbusters: Legacy (in lingua originale Ghostbusters: Afterlife) è il film sull’eredità, sul passaggio del testimone dalla “vecchia” generazione a quella nuova. Un film per famiglie, sulla famiglia e diretto “in famiglia”. Jason Reitman ha raccolto ciò che i Ghostbusters degli anni ‘80 potevano ancora dare e non fa rimpiangere i film originali. Il sequel resta fedele ai veri acchiappafantasmi e riesce a ricreare quelle stesse atmosfere di commedia leggera senza cadere nel demenziale. Il tutto è trasportato al momento presente, tradotto per essere ben fruibile dalle nuove generazioni e farle avvicinare ad un cult del passato che continua a vivere.

L’eredità è il tema principale del film, ed è ben chiaro fin dalle prime scene. Protagonista è una famiglia formata dalla mamma (Carrie Coon), un figlio adolescente (il Finn Wolfhard di Stranger Things) e una figlia dodicenne (McKenna Grace). I tre riescono a portare sullo schermo una moderna famiglia realistica, con personaggi non approfonditi ma ben scritti e dalle problematiche verosimili. Nel cast anche Paul Rudd, noto ormai per aver portato sullo schermo il supereroe della Marvel AntMan, che ha un ruolo secondario ma che rimane piacevolmente impresso, come anche gli altri due personaggi “di contorno”, Podcast e Lucky. Menzione d’onore va alla giovane McKenna Grace che è la vera star del film e che da sola è in grado di raccogliere il cuore e l’anima dell’eredità degli acchiappafantasmi. Un personaggio femminile (finalmente) senza clichè di genere, realistico, e che ha tutte le potenzialità per diventare una giusta ispirazione per le bambine.

Ghostbusters: Legacy, ecco il trailer del film

In conclusione, Ghostbusters: Legacy è il giusto compromesso tra chi desiderava rivivere le avventure di Spengler, Stantz, Venkman e Zeddemore, e le nuove generazioni che hanno un senso dell’ironia e abitudini cinematografiche diverse. Il film è collegato in maniera intelligente ai due originali ma allo stesso tempo introduce una storyline che in futuro potrebbe riuscire a proseguire sulle sue gambe. Uscirete dalla sala cinematografica divertiti e leggeri ma con gli occhi un po’ lucidi di malinconia per il passato. Piccolo spoiler non-spoiler: restate seduti per i titoli di coda.

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Articolo a cura di Eleonora Chionni

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