Gianfranco Rosi, regista di Pompei: Sotto le nuvole, un documentario sulla cosiddetta ‘Terra Infirma’, parla del suo lavoro a contatto con la natura e con un luogo ricco di storia come la città di Pompei. In un Podcast riportato da Deadline, un’interessante estratto in cui il regista ci racconta quanto avvenuto sul set e in fase di sceneggiatura. Il film documentario arriverà su Mubi dal 27 marzo.

Napoli al centro: tra paura e beltà

La città di Napoli, nell’Italia meridionale, è costruita sulla storia: una metropoli moderna costruita su antiche rovine di epoca romana. Questa ampiezza temporale conferisce una sorta di stabilità al luogo, ma è anche intrinsecamente instabile a causa della vicinanza del Vesuvio e del supervulcano dei Campi Flegrei a ovest della città, che innescano una costante attività sismica. Il regista candidato all’Oscar Gianfranco Rosi esplora il passato, il presente e il futuro della vivace città nel suo film Pompei: Sotto le nuvole , attualmente in programmazione a New York e in uscita a Los Angeles questo fine settimana.

Rosi, candidato all’Oscar per il film del 2016 Fuocoammare, partecipa all’ultimo episodio del podcast Doc Talk di Deadline per parlare del suo nuovo film, vincitore di due premi alla Mostra del Cinema di Venezia, dove il documentario è stato presentato in anteprima. Il regista racconta perché ha girato Pompei: Sotto le Nuvole in bianco e nero, come ha imparato a “vedere” in bianco e nero e perché pensa che le nuvole sopra Napoli servano da “coro greco” per le scene che ha girato in città. “Napoli è una città segnata per sempre dall’incombente presenza del Vesuvio”, si legge in una sinossi. “Sotto la silenziosa minaccia dell’eruzione, la gente trascorre le sue giornate: gli archeologi dissotterrano il passato, i bambini imparano mentre la terra ronza, i vigili del fuoco aspettano la prossima chiamata”.

Ispirazione: Giacometti

Spiega anche perché una storia sullo scultore Giacometti influenza il suo approccio al cinema e condivide aneddoti divertenti sul tempo trascorso a filmare in una centrale operativa di emergenza a Napoli, dove la gente del posto contatta i soccorritori, a volte per una vera emergenza, a volte no. (Un uomo chiama più volte al giorno chiedendo l’ora esatta. Un’altra donna chiama per chiedere se si fosse appena verificato un terremoto, informando l’operatore che quando la terra ha iniziato a tremare, “stavo cucinando un bel ragù”).

Il piano registico di Gianfranco Rosi

Rosi si muove come un ghepardo mansueto tra realismo e finzione, piano archivistico e piano surreale-fantascientifico, per spingere il visibile stesso verso l’invisibile. Questo è ciò che accade anche con questo splendido e affascinante documentario. Mentre in film come In viaggio, ha prevalso lo sguardo premuroso dello storico, attuando una regia più tradizionale e disciplinata, adesso Rosi si affaccia in ciò che più lo diverte: lo sperimentalismo estetico e cinematografico. Sul foglio si dispiega tutto il periodo, durato tre anni, in cui il regista è stato alle pendici del Vesuvio, tra Napoli, Pompei, Ercolano, Torre Annunziata e i percorsi della Circumvesuviana. Voci, storie, e visioni si intrecciano in questo crudo bianco e nero in cui il tempo non esiste.

Presto su Mubi

Lungo le pendici del Vesuvio, da Napoli a Pompei, un documentario che orbita intorno a una terra in continuo smottamento, che respira come un essere vivente. Non vediamo l’ora di riscoprirlo nel nuovo catalogo Mubi di questo mese. In piattaforma, Pompei: Sotto le nuvole, dal 27 marzo in streaming.