Dall’uscita di Resident Evil Requiem, l’attesissimo titolo tripla A, le recensioni sono fioccate dal web. I parere, pur oscillando tra critiche narrative o elogi alle scelte adottate, sommariamente sono positivi. Tuttavia, la pubblicazione a livello globale da parte di Capcom non è stata difforme in tutti i Paesi. Soprattutto negli ultimi giorni si sta ampiamente discutendo sulla censura delle scene più violente applicata in Giappone.
Perché Resident Evil Requiem è stato censurato?
Non è una novità e il Giappone non è l’unico Paese al mondo ad applicare cesure a seconda del contesto o, in questo caso, delle leggi. Una condizione che ha comunque lasciato l’amaro in bocca ai giocatori, soprattutto se teniamo conto del soggetto del discorso: un action-survival horror. Il gore non è chiaramente l’unico fattore determinante nel gameplay, ma è di rilievo. In queste categorie o sottocategorie parte della tensione e del terrore che i giocatori provano è innescato anche da ciò che vedono.
In particolar modo negli ultimi anni, da quando la grafica è diventata gradualmente sempre più realistica. Resident Evil Requiem non è esente dal discorso e, forse più degli altri capitoli della saga, le scene splatter sono numerose ed estremamente esplicite. Nel gameplay, così come nelle cutscene, la brutalità dei corpi fatti a pezzi è parte centrale dell’orrore. Per i giocatori giapponesi l’esperienza si è rivelata essere ben diversa e decisamente più «ripulita».
Capcom in modo molto peculiare ha dovuto (più che scelto volontariamente) di implementare delle correzioni per ridurre al minimo il gore. Il sangue, ad esempio, è stato sostituito da texture nere piatte. Una scelta che ricorda più un gioco in fase di sviluppo, per intenderci. Tirando le somme possiamo dire che non è stato ben gradito. In questi contesti non è da ricondurre alla ricerca del macabro anche quando non necessario. È riconoscere quale sia una componente dell’anima del gioco senza snaturarla. Questa decisione, però, non ricade sulle spalle di Capcom. L’azienda giapponese, infatti, si è solo adeguata a quelle che sono delle leggi ferree in questo settore.
Il ruolo del CERO nella censura
Gli standard giapponesi, specie quando si parla di scene gore, è estremamente rigida. Le decisioni rispondono al CERO (Computer Entertainment Rating Organization), un’organizzazione giapponese che si occupa di valutare l’intrattenimento. Le classificazioni vanno da A (cioè adatto a tutte le età) a Z (dai 18 anni in su). Per stabilire i voti si tiene conto della violenza e degli elementi horror, includendo anche droghe, crimini, gioco d’azzardo, sesso ed espressioni di romanticismo. Dalla sua istituzione nel 2002, la CERO ha sempre assunto posizioni più rigide rispetto alle controparti occidentali, specie quando le valutazioni riguardano la violenza e il sangue. Nei manga la situazione è differente ed è a completa discrezione degli editori. Così come per i film, la cui decisione dipende dall’organizzazione di rating Eirin.
Un aspetto considerato peculiare è che la classifica della CERO ricade sui videogiochi destinati alle console. Tutto ciò che è destinato al rilascio su PC potrebbe avere all’interno immagini non censurate. Questo, tuttavia, non è accaduto per Resident Evil Requiem che ha mantenuto gli stessi elementi censurati sia per PC che per console. Le ragioni di questa uniformità non sono chiare, ma è possibile che Capcom abbia deciso di mantenere una coerenza di mercato. Visto che su 54,7 milioni di videogiocatori totali, solo 2,5 milioni gioca esclusivamente su PC, è molto probabile che Capcom non dedicherà ulteriore tempo e risorse per rilasciare il videogioco non censurato destinato a un’utenza decisamente ridotta.
Stefania Cirillo





