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Giappone: Sanae Takaichi, la candidata a primo ministro non piace alle femministe

Sanae Takaichi è una dei candidati alla carica di primo ministro in Giappone. La donna però pare non molto apprezzata, soprattutto dai sostenitori dell’emancipazione femminile, questo a causa della sua linea politica estremamente conservatrice.

Sanae Takaichi la candidata a primo ministro in Giappone, non piace alle femministe

Dopo le dimissioni per motivi di salute di Shinzo Abe, ormai ex primo ministro, tra tutti i candidati si sta facendo strada Sanae Takaichi. Abe sostiene in particolar mondo la donna, sua fedele alleata dal 2006, la quale se dovesse essere eletta, sarebbe anche la prima donna a capo del Giappone. Al momento, le donne rappresentano meno del 15% del Parlamento nazionale e solo due dei 21 ministri dell’attuale governo sono donne.

Secondo l’annuale World Economic Forum sui divari di genere, il Giappone, terza economia mondiale, si colloca al 120esimo posto su 156 Paesi. Tuttavia, l’idea che la Takaichi venga eletta anche se sarebbe un passo storicamente significativo, non piace proprio a coloro che sostengono l’emancipazione delle donne.

Ecco perchè non piace alle femministe

Sanae Takaichi, 60 anni è stata eletta per la prima volta in Parlamento nel 1993, dalla prefettura di Nara nel Giappone occidentale. Al governo ha ricoperto diversi incarichi e si è anche occupata di uguaglianza di genere, ma è proprio sulla questione delle pari opportunità che le femministe la criticano maggiormente.

Conservatrice dalla linea dura, raramente si interessa di uguaglianza di genere e, anzi, appoggia alcune politiche che vorrebbero ridurre ulteriormente i diritti delle donne, come la legge che impone alle mogli di usare il cognome del marito. Secondo lei, che è divorziata ed ha sempre usato il suo cognome di nascita, cambiare questa norma potrebbe aumentare i divorzi o le relazioni extraconiugali.

Inoltre, si oppone al matrimonio tra persone dello stesso sesso e ai cambiamenti della legge che permetterebbero alle donne di regnare come imperatrici. Come Shinzo Abe e altri conservatori, poi, sostiene che le atrocità giapponesi durante la seconda guerra mondiale siano state sopravvalutate.

Nel suo intervento di questo mese sulla rivista conservatrice Bungei Shunjū, non ha parlato né di uguaglianza di genere, né di altri diritti, ha invece posto l’accento sulla sua politica economica, che punta ad aumentare l’inflazione del 2% attraverso un “audace allentamento monetario”, uno “stimolo fiscale flessibile” e “investimenti”.

Da un’analisi però è emerso che le donne faticano a guadagnare terreno nella politica giapponese, per cui devono necessariamente essere di destra per acquistare peso politico.

Per compensare lo svantaggio di essere una donna, devi mostrare un’eccessiva lealtà ai conservatori e questo significa che devi essere antifemminista“, ha spiegato al New York Times, Mari Miura docente di scienze politiche alla Sophia University di Tokyo.

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