“Intitoliamo la fermata della Metro C a Giorgio Marincola, partigiano nero”

La fermata della metro C di Roma in via dell’Amba Aradam, via nata per ricordare la vittoria delle truppe italiane su quelle etiopi nel 1936, quando Badoglio vigliaccamente fece sganciare bombe al gas sulle colonne in ritirata”. Così Roberto Saviano sposa e rilancia la proposta già avanzata dal giornalista Massimiliano Coccia: intitolare la fermata metro C di via dell’Amba Aradam a Giorgio Marincola, partigiano somalo ucciso dai tedeschi nel corso dell’ultima strage nazista in Italia.

Un’idea lanciata sulla scia del blitz del gruppo Rete Restiamo Umani, che nella notte tra giovedì e venerdì ha coperto con degli adesivi via dell’Amba Aradam, a San Giovanni, trasformandola in via George Floyd e Bilal Ben Messaud. 

Poi il rilancio di Saviano che ha raccolto e fatto suo l’appello: “Giorgio con la sua lotta ha liberato il nostro Paese, e se fosse un ragazzo del 2020 sarebbe nelle piazze con le centinaia di suoi coetanei a gridare “Black Lives Matter”. Per questo, intitolargli una stazione della metropolitana significa creare un ponte fortissimo tra passato e presente, tra liberazioni di ieri e liberazione, necessaria, di oggi. La politica sia coraggiosa, almeno una volta”.

Chi era Giorgio Marincola

Giorgio Marincola nacque il 23 settembre 1923 a Mahaddei Uen, un presidio militare italiano a 50 chilometri da Mogadiscio da un sottufficiale italiano, Giuseppe Marincola (Pizzo Calabro, 1891-Roma 1956) ed Aschirò Hassan, una donna somala nata nel 1901 ad Harardere, cittadina a 400 km a nord-est di Mogadiscio. Due anni dopo, nel settembre 1925, nacque nella capitale somala la sorella Isabella.

Fino al 1933 Giorgio visse a Pizzo Calabro, in un ambiente molto diverso da quello strutturato della Roma capitale del Regno ed epicentro della retorica propagandistica fascista. Nel 1943 Giorgio, studente di medicina, assieme ai suoi amici e compagni di classe Caio Cefaro e Corrado Giove entrò nelle formazioni armate del Partito d’azione, partecipando alla Resistenza romana. Tra il febbraio ed il maggio 1944 venne trasferito dal comando militare del partito nella provincia di Viterbo, aggregato, insieme ad alcuni compagni di partito, ad una banda partigiana formata da soldati sbandati. All’indomani della liberazione di Roma (4 giugno 1944) Giorgio prese la decisione di continuare la Resistenza, arruolandosi, attraverso esponenti del Pd’a, nelle file dell’intelligence militare britannica, lo Special Operations Executive.

Nel gennaio 1945, dopo numerosi attacchi nel Biellese e missioni di collegamento con il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (Clnai), venne arrestato durante un rastrellamento, condotto al carcere di Biella e costretto a parlare ai microfoni di Radio Baita, una radio di disinformazione tedesca. Durante la trasmissione, invece di leggere il copione sottopostogli, riaffermò la sua convinzione nella libertà e fu conseguentemente pestato dai suoi carcerieri. Nel marzo venne deportato al Polizeilicher Durchganglager di Bolzano, uno dei diversi campi di concentramento nazisti nella penisola, dopo essere passato per le carceri di Torino e (probabilmente) Milano. Il lager venne liberato il 30 aprile 1945, quando le ostilità erano cessate in gran parte dell’Italia e Giorgio, invece che riparare in Svizzera (come per altro gli era ordinato dal comando della missione) preferì unirsi ad una banda partigiana della Val di Fiemme. Il 4 maggio del 1945 un’autocolonna di SS in ritirata, dopo uno scontro a fuoco attaccò i villaggi di Stramentizzo e Molina di Fiemme, dandoli alle fiamme ed uccidendo rispettivamente 21 e 6 persone. Tra i 21 di Stramentizzo i partigiani erano undici. Uno di loro era Giorgio Marincola.

© RIPRODUZIONE RISERVATA