Musica

Glenn Miller, fra jazz e swing

Ricordiamo oggi la nascita di Glenn Miller, trombonista, musicista jazz e swing, compositore. Indubbiamente è stato il direttore d’orchestra statunitense tra i più noti del mondo swing negli anni Quaranta. Sebbene la sua scomparsa avvenne in età prematura, fu grande l’apporto che Miller diede al mondo della musica di quell’epoca, basti pensare al capolavoro di cui fu compositore, come Moonlight Serenade, del 1939.

Il jazz e lo swing di Miller

Già durante l’adolescenza, Miller mostrò grande interesse e talento per la musica. Prese lezioni di musica e cominciò a suonare il trombone nell’orchestra di Boyd Senter. Successivamente si unì all’orchestra del direttore d’orchestra Ben Pollack, lavorando come arrangiatore. Negli anni Trenta a New York lavorò come free lance sia in spettacoli dal vivo che negli studi di registrazione. 

Nel 1937 costituì la sua prima band, cercando di mettere a fuoco le sue intuizioni musicali e di sfruttare l’intensità del timbro del suo strumento. Nel 1938 costituì un secondo organico orchestrale, la Glenn Miller Orchestra.

Nella primavera del 1939 l’orchestra riuscì a diventare celebre molto rapidamente grazie agli ingaggi al Glen Island Casino e al Meadowbrook , due famose sale da ballo di New York. Tali serate venivano trasmesse in tutti gli USA in diretta radiofonica. Nel 1939 Miller incise i primi dischi di successo e nel 1940 l’orchestra assunse la sua formazione classica, con musicisti come Ray Anthony, Bobby Hackett, Billy May. Fu l’orchestra più popolare negli USA negli anni Quaranta.

Nel 1941 raggiunse la prima posizione nella classifica Billboard Hot 100 con i brani The Song of the Volga Boatmen, Chattanooga Choo Choo ed Elmer’s Tune con Ray Eberle ed i Modernaires, nel 1942 con A String of Pearls per due settimane, Moonlight Cocktail con Ray Eberle ed i Modernaires per dieci settimane e (I’ve Got a Gal In) Kalamazoo con Tex Beneke, Marion Hutton ed i Modernaires per sette settimane.

Il 10 febbraio 1942 Miller ricevette il primo Disco d’oro della storia per la sua incisione di Chattanooga Choo Choo, che aveva venduto oltre un milione di copie in appena tre mesi. La casa discografica RCA Victor inventò la trovata pubblicitaria di dipingere d’oro una copia del disco e consegnarla a sorpresa a Miller durante una trasmissione radiofonica in diretta.

 Nel 1942, all’apice del successo, Miller si arruolò volontario nell’Esercito per dare il suo contributo alla guerra. Con il grado di capitano, e poi maggiore, dopo qualche mese fu assegnato all’aviazione degli USA (all’epoca US Army Air Corps), e messo a capo di un’orchestra militare, la Army Air Force Band e assegnato all’intrattenimento delle truppe in Inghilterra.

La morte misteriosa di Glenn Miller

Miller scomparve improvvisamente il 15 dicembre 1944, mentre sorvolava la Manica a bordo di un aereo militare per raggiungere Parigi, dove la sua orchestra avrebbe dovuto suonare per i soldati che avevano da poco liberato la capitale francese. A causa della sparizione del suo corpo, ci sono molte ipotesi sulle cause. Una delle più credibili sembra essere quella che Miller sia rimasto vittima in volo del fuoco amico britannico durante un’incursione aerea contro i tedeschi.

Secondo alcune ricerche compiute da Denis Spragg dell’università del Colorado, due sono le tesi prevalenti. Una è la formazione di ghiaccio nei condotti di alimentazione del motore dell’aereo, che avrebbe bloccato l’afflusso di carburante. L’altra è l’impatto delle bombe di aerei inglesi di ritorno da un’incursione sulla Germania. I velivoli che non riuscivano a raggiungere l’obiettivo dovevano liberarsi degli ordigni sulla via del ritorno, sganciandoli sulla Manica, prima di atterrare. E’ possibile che l’aereo di Miller, che volava a quota molto bassa per via della nebbia, sia sia trovato per sfortuna sulla traiettoria delle bombe. Questa seconda spiegazione è la più nota ma anche la meno probabile secondo Spragg. Infatti, l’orario di rientro dei bombardieri dal raid abortito avrebbe reso loro impossibile incrociare la rotta del velivolo.

Francesca Orazi

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