L’ONU ha inserito le forze armate di Israele e quelle della Russia nella lista dei soggetti che, secondo l’organizzazione, sono responsabili di violenze sessuali durante i conflitti. L’elenco viene pubblicato a cadenza annuale, in base alle verifiche delle Nazioni Unite. Include gruppi legati in maniera più o meno diretta a uno Stato, sospettati di compiere abusi sessuali diffusi e sistematici in Paesi, come il Sudan, il Myanmar, la Siria o il Mali, in cui sono in corso delle guerra. In base all’ultimo rapporto, che verrà pubblicato per intero nella giornata di oggi, nel 2025 si è verificato un numero maggiore di casi di violenze sessuali nelle zone di conflitto sono rispetto all’anno precedente. In particolare, gli episodi avrebbero avuto luogo in Ucraina e nei territori palestinesi occupati.
Le indagini hanno evidenziato numerosi stupri compiuti dalle forze di sicurezza di Mosca sia nei territori ucraini occupati che nel Paese stesso, specialmente contro i prigionieri di guerra. Per quanto riguarda Israele, invece, sono emersi abusi contro quattordici uomini, sette donne, nove bambini e una bambina nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, talvolta impiegati «come forma di tortura». Si parla, nelle pagine del rapporto, di violenze di gruppo o compiute con oggetti, di percosse sui genitali e dell’obbligo di denudarsi e farsi perquisire.
Russia e Israele non accettano il provvedimento dell’ONU
Lo scorso agosto, il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres aveva messo in guardia Putin e Netanyahu in merito a una possibile inclusione nella lista, ma «le Nazioni Unite hanno continuato a registrare episodi e manifestazioni di violenza sessuale» anche negli ultimi mesi, secondo il nuovo rapporto, che sarà inviato a breve ai membri del Consiglio di Sicurezza.
Sia la Russia che Israele, come prevedibile, hanno respinto le accuse. L’ambasciatore israeliano all’ONU, Danny Danon, ha parlato di un provvedimento «vergognoso e assurdo». Per lui, l’intento sarebbe quello di paragonare l’IDF al gruppo radicale Hamas, già inserito nella lista anche per le violenze sessuali risalenti agli attacchi del 7 ottobre del 2023. In un post su X, Danon ha scritto: «L’Onu ha inserito Israele nella lista nera della violenza sessuale nelle zone di conflitto, accanto alle organizzazioni terroristiche più spietate al mondo: Hamas e l’Isis. Si tratta di una decisione politica. Lontana dai fatti e dalla realtà». Ha poi annunciato che il Paese interromperà ogni rapporto con Guterres.
Nonostante il resoconto faccia riferimento anche a trentuno casi di violenze sessuali commesse su prigionieri di guerra dall’esercito di Kiev, l’ONU ha deciso di non inserire le forze militari ucraine nell’elenco. L’organizzazione sostiene che la gran parte di questi episodi risalga a prima del 2025 e che, diversamente da altri Paesi, il governo ucraino avrebbe aumentato le leggi per contrastare gli abusi, aiutando nelle indagini delle Nazioni Unite.
Federica Checchia





