Cultura

Gli odori dei mestieri: Gianni Rodari spiega il valore del lavoro ai bambini

Gli odori dei mestieri è una poesia di Gianni Rodari contenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra, 1960-1972.

Le filastrocche sono il simbolo per eccellenza nella produzione letteraria di Gianni Rodari. La peculiarità di questa raccolta è il gioco della rima e delle stesse combinazioni di parole. Nel nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia, in occasione della Festa dei Lavoratori dell’1 maggio, due poesie per spiegare il valore del lavoro ai bambini.

Gli odori dei mestieri, Gianni Rodari e il valore del lavoro: imparare divertendosi

Gli odori dei mestieri, Rodari - Photo Credits: masferrario.blogspot.com
Gli odori dei mestieri, Rodari – Photo Credits: masferrario.blogspot.com

La particolarità di Rodari è sempre stata quella di parlare direttamente al piccolo lettore, presentandogli argomenti anche abbastanza adulti. I colori dei mestieri appartiene proprio a questo filone; se, come diceva il noto pedagogista, ”la fiaba è il luogo di tutte le ipotesi”, la filastrocca è uno strumento per trattare temi seri e insegnare divertendo:

”Vale la pena che un bambino impari piangendo quello che può imparare ridendo?”

Probabilmente, questa è una delle citazioni che più configura la poetica e il pensiero di Rodari. Il panorama della letteratura dell’infanzia si è sempre rivolto ai bambini con toni leziosi e artefatti: Gianni Rodari, pedagogista, giornalista e maestro elementare, fu il primo a rivolgersi ai bambini inserendo nelle sue opere argomenti più maturi e seri.

Rodari e la dimostrazione di come, i bambini, comprendano il mondo adulto

La dimostrazione che intendeva dare era chiara: Rodari dava valore alla capacità dei bambini di comprendere, assimilare, fronteggiare e affrontare il mondo degli adulti. Nella poesia Gli odori dei mestieri, così come I luoghi dei Mestieri, e I colori dei mestieri descrive il vero volto di chi lavora: l’impegno, l’importanza del contributo di ognuno con il proprio lavoro, affinché ogni cosa funzioni e tutti possano godere di un bene comune. Ma il messaggio principale che veicola in questi componimenti è univoco; anche il più semplice dei lavori è nobile e utile poiché possiede la propria dignità e importanza:

Io so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d’olio la tuta dell’operaio,
di farina il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c’e’ un buon odore.
I fannulloni, strano però
non sanno di nulla e puzzano un po’.

Nel componimento Gli odori dei mestieri, Rodari descrive le peculiarità di ogni lavoro: l’odore che contraddistingue ogni mansione diviene caratteristico. La noce moscata dei droghieri, l’olio della tuta dell’operaio o la farina del fornaio sono tutte mansioni utili che danno dignità e identità. Non manca poi di sottolineare l’impersonalità asettica dei fannulloni: un perdigiorno non sarà utile a nessuno, non farà parte di una comunità, né avrà una propria identità e, con l’ironia di cui Rodari si contraddistingue, non manca di evidenziare che, chi bighellona, emani addirittura un odore sgradevole.

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e han la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno la mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.

Anche ne I colori dei mestieri, Rodari ,non manca di sottolineare il valore del lavoro, qualunque esso sia, anche quello più umile. Lo sfaccendato, sicuramente, non si sporcherà; tuttavia non per questo svolgerà un mestiere pulito.

Stella Grillo

Foto in copertina: Gli odori dei mestieri – Photo Credits: youtube

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino

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