Ci vuole un fiore, nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia! La nota canzone che insegna l’amore per la natura scritta da Gianni Rodari e, successivamente, cantata da Sergio Endrigo nell’omonimo album pubblicato nell’ottobre 1974.

Ci vuole un fiore: la metafora che sancisce il fondamento di tutto

La semplicità di una canzone che cela un messaggio potente: una metafora nascosta ma che dovrebbe essere ovvia. Un testo scritto da Gianni Rodari con la naturalezza che contraddistingue tutta la sua produzione letteraria. Un brano che cita oggetti non artificiosi: il tavolo, il legno, l’albero, il fiore da cui tutto parte. La descrizione di un ciclo di vita di qualcosa che non è il singolo, ma confluisce con l’ambiente come se fosse un tutt’uno. Il messaggio è chiaro: l’importanza dell’amore per l’ambiente e la natura. Ogni uomo respira la stessa aria, popola la stessa terra da cui è ospitato.

Ci vuole un fiore - Photo Credits: Facebook
Ci vuole un fiore – Photo Credits: Facebook

E’ quindi compito dell’inquilina umanità pensare in modo comunitario, preservando disastri ambientali e naturali. Come fare? Partendo dalla semplicità di un fiore, simbolo dell’armonia del mondo. Una canzone che, quindi, insegna ad amare l’ambiente e a guardare ogni sfumatura con occhi curiosi e coscienti di quello che regala agli uomini:

”Le cose di ogni giorno raccontano segreti
A chi le sa guardare ed ascoltare”

Quante volte si dà per scontato ciò che si ha attorno? Il testo di Gianni Rodari, musicato da Sergio Endrigo, impartisce non solo il rispetto per gli ecosistemi che ospitano gli uomini, ma soprattutto pungolano la fantasia inducendo una riflessione sempre attuale: tutto ciò che c’è di immenso proviene sempre da un piccolo simbolo che, paradossalmente, decreta l’armonia degli immensi cicli: il fiore, in questo caso, emblema di delicatezza per eccellenza.

Armonia ed equilibrio in un simbolo di delicatezza

Per fare un tavolo ci vuole il legno, ma per ottenere il legno, ci vuole un albero, per l’albero un seme, per il seme un frutto e per il frutto? ll fiore. Emblema di delicatezza, personificazione della Natura in ogni sua sfumatura di eleganza, finezza, armonia. Un pensiero che, spesso, resta arginato nella coscienza di bambini e di adulti. Si cresce in un mondo, spesso, tecnologico, artificioso, sempre più industrializzato; la sconnessione con la natura e gli elementi naturali è sempre più evidente, tanto che gli uomini hanno ormai perso consapevolezza dell’ambiente, dei contesti bucolici, agresti, pastorali. Tutto proviene dalla natura che regala i suoi doni, e tutto, ritorna ad essa in un circolo: spesso l’umanità tende ad attingere ciò che è più utile e proficuo dall’ambiente stesso. Tuttavia queste azioni non sono impregnate da nessuna gratitudine e, anzi, spesso si restituiscono solo scorie che mirano ad intaccare i già precari e delicati equilibri dell’ecosistema. Il senso profondo di questo testo dalla struggente potenza risiede nei primi due versi, sopracitati.

Il fiore è il fondamento di tutto: è la radice che mantiene l’armonia e l’equilibrio. Un insegnamento di quanto sia importante il piccolo e il grande, in un ecosistema naturale come sociale: perché è dalla piccolezza che sgorga la grandezza. Senza il fiore, d’altronde, come potrebbe esistere il tavolo?