Il blocco di Hormuz sta avendo anche un altro effetto. Gli Stati Uniti sono diventati il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all’estero nelle ultime nove settimane. A fare i calcoli è l’agenzia Bloomberg, secondo la quale gli Usa hanno superato l’Arabia Saudita
Il balzo delle esportazioni sta mettendo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente. Le riserve complessive di petrolio e carburanti sono diminuite per quattro settimane consecutive, scendendo al di sotto delle medie storiche, e gli esperti del settore si interrogano per quanto tempo sarà possibile sostenere le esportazioni a tali livelli. Il boom dell’export americano mette comunque in guardia sul fatto che il cuscinetto di riserve a stelle e strisce si sta spingendo rapidamente verso i limiti e i produttori hanno difficoltà a tenere il passo.
Arabia Saudita, Russia e altri cinque Paesi dell’Opec+ hanno aumentato la loro quota di produzione di petrolio
Una decisione che punta a dimostrare la continuità del cartello dopo il ritiro shock degli Emirati Arabi Uniti. I sette principali produttori aggiungeranno 188.000 barili al giorno alla loro quota totale di produzione per giugno, nel contesto delle pressioni sui prezzi causate dalla guerra in Medio Oriente, come parte del loro “impegno collettivo a sostenere la stabilità del mercato petrolifero”, secondo una dichiarazione pubblicata dall’Opec+. La dichiarazione, successiva a una riunione online tra Algeria, Iraq, Kazakistan, Kuwait, Oman, Russia e Arabia Saudita, non ha menzionato gli Emirati Arabi Uniti, che hanno lasciato l’organizzazione venerdì, tre giorni dopo aver annunciato che avrebbero lasciato il cartello.
Oltre a Riad, il blocco dello Stretto colpisce soprattutto Iraq, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran, le cui esportazioni sono ora bersaglio di un blocco statunitense di ritorsione, è membro dell’Opec+ ma non è soggetto a citazione. La Russia, secondo produttore del gruppo, è stata la principale beneficiaria della situazione. Tuttavia, nonostante l’aumento dei prezzi dell’energia, sembra faticare a produrre ai livelli delle sue quote attuali, mentre la guerra in Ucraina continua ei droni ucraini colpiscono le infrastrutture petrolifer





