Intervenendo sabato all’Hay Festival, in Galles, Gisèle Pelicot ha descritto il momento in cui si è innamorata e ha ritrovato la fiducia in se stessa dopo i ripetuti stupri che ha subito per mano del suo ex marito e di altri uomini. La donna è diventata un simbolo di coraggio e resilienza dopo aver rinunciato al diritto all’anonimato durante il processo contro l’ex coniuge Dominique Pelicot, condannato a vent’anni di carcere nel 2024 per averla drogata e violentata e per aver permesso ad altri uomini di abusare sessualmente di lei, mentre era incosciente, per quasi un decennio.

Pelicot ha confessato di non aver mai pensato di potersi fidare di nuovo di un uomo prima di incontrare il suo attuale compagno, Jean-Loup Agopian. L’attivista ha dichiarato: «È qualcosa che non pensavo potesse accadere, soprattutto alla mia età. Innanzitutto, non volevo innamorarmi, ma la vita ha deciso diversamente. Ci siamo incontrati, le nostre strade si sono incrociate per un momento e ho conosciuto questo giovane di 73 anni… Vedete, ci si può innamorare a qualsiasi età, è successo a me, può succedere anche a voi, ne sono convinta. Non pensavo di potermi fidare di nuovo di un uomo, ma è quello che mi è successo, quindi vedete che tutto è possibile nella vita, non bisogna mai disperare».

Gisèle Pelicot: la violenza di genere è «male spaventoso che non conosce confini».

Gisèle ha partecipato al festival per presentare il suo libro di memorie A Hymn to Life. Durante il suo intervento, ha ribadito più volte la necessità, per la società odierna, di “svegliarsi” riguardo alla violenza contro le donne, definendola un «male spaventoso che non conosce confini». «Pensavo che la mia storia riguardasse solo me. Poi ho capito che, in realtà, era solo l’albero che nascondeva la foresta», ha detto. Ha rivelato, però, di sentirsi “serena” per il futuro delle donne, perché «credo che possiamo vivere tutti insieme in armonia, uomini e donne. Penso che sia una questione di educare i nostri figli fin da piccoli. Forse sono una persona molto ottimista per natura, ma spero che l’umanità si muova verso la pace e l’amore».

Il mese scorso, le autorità francesi hanno avviato un’indagine sulla ricomparsa di un sito web che Dominique Pelicot utilizzava per reclutare decine di sconosciuti che violentavano la moglie nella loro casa, tra il 2011 e il 2020. Le autorità hanno affermato che la piattaforma in lingua francese Coco è stata collegata a crimini, tra cui abusi sessuali su minori, stupro e omicidio. Il sito web, registrato all’estero, è stato chiuso nel giugno 2024. Pelicot ha descritto il fatto di poter parlare sul palco come un “vero miracolo”: «il modo in cui Dominique mi ha sedata, mi ha sedata così profondamente, mi chiedo come il mio cuore e il mio corpo abbiano resistito così a lungo».

L’attivista chiede giustizia per sua figlia, Caroline Darian

Quando Gisèle veniva drogata a sua insaputa, le persone intorno a lei si chiedevano se fosse ubriaca o malata. «I miei figli e i miei amici erano molto preoccupati per me, perché spesso, quando parlavo al telefono con loro, ripetevo le stesse cose. Io, però, non ricordo assolutamente nulla di tutto ciò». L’autrice ha raccontato di aver impiegato anni per decidere di rinunciare al suo diritto all’anonimato. Quando la sua decisione è stata annunciata in tribunale, davanti ai cinquantuno uomini che sono stati poi riconosciuti colpevoli di stupro e ai loro avvocati, ha capito che «me l’avrebbero fatta pagare a caro prezzo, ed è quello che è successo, hanno davvero cercato di umiliarmi».

Anche sua figlia, Caroline Darian, ha intrapreso un’azione legale contro Dominique Pelicot. Tra le immagini in suo possesso, infatti, c’erano due foto della figlia che la ritraggono priva di sensi su un letto, con indosso biancheria intima non sua. La stessa madre ritiene che ci sia stato «un atteggiamento incestuoso nei confronti di sua figlia, intollerabile». Ha poi detto che Caroline «non ha ottenuto giustizia» durante il processo e che spera che sua figlia vinca la sua causa, per poter «ricostruire se stessa».

Federica Checchia