Il film di João Nuno Pinto si incentra su una ricca famiglia borghese nell’arida regione dell’Alentejo. Al cinema dal 16 aprile con Trent FIlm. Gli ultimi giorni del Paradiso è un film toccante e altamente originale.
La sinossi di un’opera intensa
Trent Film ha diffuso il trailer del film Gli ultimi giorni del Paradiso di João Nuno Pinto,al cinema dal 16 aprile. Il nuovo lungometraggio del regista portoghese si impone come un’opera intensa e stratificata che, attraverso un raffinato dispositivo narrativo, intreccia dramma familiare, tensione sociale e riflessione ambientale, dando vita a un racconto corale di grande forza visiva ed emotiva.

Ambientato in una lussuosa tenuta portoghese nell’arida regione dell’Alentejo, il film si apre dopo la morte del patriarca e proprietario della tenuta, evento che fa esplodere tensioni a lungo represse all’interno di una ricca famiglia borghese. Tra rivalità, avidità e le insidiose promesse della speculazione edilizia, gli equilibri domestici si incrinano progressivamente. Sullo sfondo, la servitù discreta – ma tutt’altro che passiva – osserva e influenza silenziosamente il corso degli eventi. La narrazione si costruisce attraverso i punti di vista di tre donne, i cui mondi non si sfiorano mai, offrendo prospettive divergenti degli stessi accadimenti e dando vita a un intricato mosaico narrativo. Con l’avanzare della minaccia degli incendi, alimentati dalla siccità, le certezze crollano e i rapporti di potere si ridisegnano.
Satira e ritratto lucido
Gli ultimi giorni del Paradiso rappresenta al tempo stesso una satira feroce e un racconto profondamente contemporaneo: la cronaca di un incendio, tanto reale quanto metaforico, alimentato dall’egoismo umano e da una visione predatoria del mondo.
“Il film nasce dal profondo desiderio di riflettere sulla catastrofe ambientale a cui stiamo assistendo – ha dichiarato il regista João Nuno Pinto – e riguarda, nella sua essenza, il fuoco, sia letterale che metaforico, nato da un pensiero predatorio, una mentalità che continua a dominare e a guidarci verso un abisso. Si tratta di una riflessione sulla fragilità: della terra, della società e delle connessioni umane. È una storia nata in Portogallo, ma che parla in modo urgente della condizione globale che tutti condividiamo”. (C.DA)





