Gli Stati Uniti avrebbero deciso di lasciare che Israele attacchi Rafah in cambio di un impegno del governo Netanyahu a non rispondere su larga scala all’Iran innescando un allargamento imprevedibile del conflitto in Medio Oriente. Lo riferisce la stampa israeliana citando quella del Qatar, le cui fonti sono egiziane. “L’amministrazione americana ha mostrato di accettare il piano precedentemente presentato dal governo occupante riguardo all’operazione militare a Rafah, in cambio del rifiuto di effettuare un attacco su larga scala contro l’Iran”, ha detto ad Al-Araby Al-Jadeed una fonte anonima.

Sarebbero quindi già in corso i preparativi perché l’Egitto possa affrontare i possibili impatti dell’operazione pianificata vicino ai suoi confini. Secondo il Times of Israel, quattro battaglioni di Hamas sarebbero di stanza a Rafah insieme a oltre un milione di civili che vi si sono rifugiati dopo essere fuggiti dai combattimenti in altre parti della Striscia. Si ritiene che Rafah sia anche il luogo in cui sono nascosti i leader di Hamas, forse insieme agli ostaggi israeliani. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte affermato di aver approvato i piani per un’operazione a Rafah e più recentemente ha affermato che è stata decisa una data per il lancio, ma finora è stato frenato dagli alleati internazionali e in particolare dagli Stati Uniti.
“Se ci fosse un attacco a Rafah, dove ci sono in strada 1,7 milioni di persone, ci sarebbe una vera catastrofe umanitaria. Quindi l’appello a Israele è stato molto chiaro da parte dello stesso presidente Biden e da parte di tutti i leader europei, a non attaccare Rafah”. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, nel corso di un punto stampa a Capri, dove è in corso il G7 Esteri, commentando le indiscrezioni che vorrebbero un sostanziale via libera occidentale a un’operazione israeliana a Rafah in cambio di moderazione nei confronti dell’Iran.
“Ci sono 1,7 milioni di persone in strada senza alcuna possibilità di difendersi e di scappare. Quindi non attaccare Rafah”, ha ribadito Borrell.
“Abbiamo dimostrato che stiamo difendendo Israele non solo a parole perché i missili e i droni iraniani sono stati abbattuti grazie alle capacità militari degli Stati Uniti, della Francia e della Gran Bretagna”, ha proseguito l’Alto rappresentante, secondo cui “allo stesso tempo dobbiamo tenere a mente che va risolto il problema tra Israele e palestinesi” tenendo conto anche dei “diritti” del popolo palestinese.
È improbabile che Israele attacchi l’Iran prima della fine della Pasqua ebraica che comincia lunedì 22 aprile e termina il 29. Lo ha detto una fonte Usa all’emittente Abc, ripresa dai media israeliani. La stessa fonte ha tuttavia aggiunto che “tutto può sempre cambiare”. Poi ha sottolineato che i comandanti dei Pasdaran e l’altra leadership iraniana sono ancora in una situazione di allarme elevato, con alcuni nascosti in case sicure e strutture sotterranee





