Prima ancora che la Global Sumud Flotilla partisse verso Gaza erano stati individuati alcuni punti critici che avrebbero potuto compromettere l’arrivo degli aiuti umanitari. Uno di questi riguardava proprio il coinvolgimento della marina israeliana ai danni delle imbarcazioni che, alla fine, si è concretizzata con largo anticipo. Nella giornata odierna, infatti, Israele ha «intercettato navi, disturbato le comunicazioni, compresi i canali di soccorso e rapito con la forza i civili». Nel comunicato di Global Sumud Flotilla si legge che il tutto non è avvenuto zone contese, bensì in acque internazionali. A oltre 960 chilometri da Gaza, «sotto gli occhi del mondo intero», Israele procede a rapire dei civili nel mezzo del Mediterraneo.

Israele ha intercettato 21 navi della Global Sumud Flotilla: 175 attivisti rapiti

Nella spedizione precedente il blocco della marina israeliana, che ha inevitabilmente compromesso l’arrivo, è avvenuto a 72 miglia nautiche (circa 130 chilometri) dalla costa. I volontari, proprio per questa ragione, stavano vagliando altri ingressi nella Striscia. Valutazioni che probabilmente non potranno essere messe in pratica. Quanto accaduto alle 21 navi intercettate è, difatti, la dimostrazione che Israele può esercitare un controllo anche sul Mediterraneo rimanendo impunito. Nel comunicato della Flotilla viene ribadito un altro fattore allarmante: il silenzio. «I governi che affermano di difendere il diritto internazionale, ancora una volta, non hanno detto nulla. Nessuna condanna urgente. Nessuna richiesta immediata di rilascio dei prigionieri. Nessun appello a che i responsabili vengano chiamati a rispondere delle proprie azioni». Questo, evidenziano, non è neutralità: è, invece, autorizzazione e complicità.

L’organizzazione italiana chiede una posizione rigida da parte del governo italiano e dell’UE

In risposta, il ministro degli Esteri di Ankara dichiara: «Israele ha violato anche i principi umanitari e il diritto internazionale». La Turchia, altresì, ha chiesto alla comunità internazionale di «adottare una posizione unitaria contro questo atto illecito di Israele», affinché sia possibile «garantire il benessere dei nostri cittadini e degli altri passeggeri a bordo della Flotilla». «Questa operazione illegale dell’Idf deve interrompersi subito e gli attivisti sequestrati devono essere immediatamente liberati. Le istituzioni europee e il Governo italiano esprimano una chiara condanna e facciano tutto quanto in loro potere per tutelare la sicurezza degli attivisti sequestrati, per garantirne l’immediato rilascio e per ottenere lo sblocco di tutti gli aiuti umanitari necessari ai palestinesi a Gaza», dichiara Elly Schlein.

Freedom Flotilla Italia chiede urgentemente al governo italiano un’attivazione tempestiva di «tutti i canali diplomatici per garantire la sicurezza degli attivisti coinvolti». Oltre a ciò, vista la crisi umanitaria su larga scala e il rischio che stanno affrontando attivisti e attiviste, viene chiesta una presa di posizione «chiara e inequivocabile». È necessario che il governo condanni «l’uso della forza contro civili in acque internazionali, promuova iniziative di tutela e protezione per i cittadini e le cittadine impegnati in missioni umanitarie». La richiesta, tuttavia, si estenda anche in sede europea affinché vi sia una «sospensione delle relazioni politiche e diplomatiche con l’entità sionista, l’adozione di misure sanzionatorie coerenti con il diritto internazionale».

Come riporta TGCOM24, il ministro degli Esteri israeliano, secondo i media locali, la marina ha fermato circa 175 attivisti della Global Sumud Flotilla. Ha, inoltre, intercettato 21 delle 58 imbarcazioni dirette a Gaza. In aggiunta, il ministro degli Esteri ha anche divulgato in video che, a suo avviso, rivelano la presenza di «preservativi e droga» a bordo delle imbarcazioni individuate. Freedom Flotilla Italia chiede un coinvolgimento attivo del governo italiano e dell’UE. Le azioni di Israele non possono rimanere impunite, poiché «la sicurezza delle persone e la difesa delle libertà fondamentali non possono essere subordinate a logiche di forza».

Stefania Cirillo