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Gris Recensione: la sofferenza sotto forma d’arte

Gris è un’opera d’arte, non solo un videogioco. Il titolo sviluppato nel 2018 dallo studio spagnolo Nomada Studio e pubblicato da Devolver Digital (Trek To Yomi, Cult of the Lamb per nominarne alcuni) vuole insegnarci qualcosa sulle paure che ci portiamo dentro attraverso una splendida espressione pittorica, un paesaggio sonoro toccante e un gameplay che, a volte, sconfina nella metafora. Inizialmente pubblicato solo per Switch, mobile e console di vecchia generazione, adesso potremmo assaporare quest’opera d’arte anche in console di Next Gen. Ecco a voi la recensione su PS5 di GRIS.

Cambiate il vostro punto di vista dei puzzle-platform

Gris, recensione

Gris non è un semplice platform in cui salti, risolvi enigmi e vai avanti. Il consiglio spassionato che vi do è questo: vivete GRIS come se foste voi la protagonista. Immergetevi nel dolore, nelle emozioni e nella pittoresca avventura della fanciulla. Perché vi sconvolgerà il mondo dei single-player e vi porterà dentro un mondo pittoresco, un paesaggio sonoro toccante e un gameplay che, a volte, sconfina nella metafora.

Un inizio struggente

Tutto inizia con un canto tenue, soave, pieno di poesia. Poi, d’improvviso, il suono si affievolisce, soffocandosi in un singhiozzo di disperazione: una fanciulla senza voce con le lacrime che le rigano le guance, un’ambiente che intorno a sé si sgretola, dissolve, come una struttura che lentamente crolla. Quando la ragazza precipita nel vuoto senza più alcun supporto, sono il vento e il rumore a fare da culla. Così comincia Gris. Con un tonfo al cuore che colpisce tutti, tra la malinconia e la bellezza del paesaggio. 

Il canto degli acquerelli 

Sin dall’inizio, Gris fa intuire le sue intenzioni: un racconto devastante, che racconta una discesa nel baratro della depressione, della sconfitta personale ed emotiva. Gris, che è anche il nome della nostra protagonista, ha i capelli azzurro cielo, uno sguardo pieno di speranza e una voce angelica, stroncata dalla perdita. Non appena infatti la fanciulla emette l’ultimo suono, il mondo attorno a noi diventa più fievole, morto, spento…grigio, per l’appunto. Se proviamo a farla parlare, Gris si limiterà ad emettere un suono spezzato. 

Gris, recensione: le 5 fasi del lutto

Non è difficile individuare in Gris una maniera del tutto intelligente di manifestare le cinque fasi di elaborazione del lutto, uno studio teorizzato dalla psichiatra Elisabeth Kubler Ross nel 1970:

  •  Negazione
  • Rabbia
  • Contrattazione (o speranza)
  • Depressione
  • Accettazione

Man mano che avanzeremo, viaggeremo attraverso mondi che saranno caratterizzati da un colore specifico, dal rosso al giallo, per poi passare al verde e il blu. La gamma cromatica spiega bene le fasi che abbiamo elencato (rosso=rabbia,verde=speranza, blu=depressione ecc)

Secondo lo studio, le fasi potevano alternarsi o sovrapporsi: allo stesso modo, nel corso dell’avventura, i vari cromatismi finiranno per sommarsi l’uno con l’altro. Sembrerebbe un modo per riempire di colori il mondo di gioco, ma è una dimostrazione dei sentimenti che si affollano nel cuore della protagonista. 

Gris Recensione: la sofferenza sotto forma d'arte

Gris, recensione: superare duramente il dolore

Nelle fasi del dolore, la protagonista deve necessariamente fronteggiare ostacoli come macerie che rappresentano ciò che resta del suo mondo: una realtà infranta, al fine di massimizzare l’empatia con la triste viandante. Gris non si limita ad avere un corredo artistico variegato, ma cerca di coinvolgere il giocatore e portandoci ad avanzare con naturalezza tra i vari reami che sfidano le leggi della realtà e della fisica.

In Gris non esiste la morte, né il fallimento: è un viaggio scorrevole, e mettere la frustrazione di ripetere il livello non è il modo adatto per raccontare la favola. Nessun rompicapo sarà troppo difficile da superare, o poco intuibile. Nelle fasi finali, quando il level design è già più articolato, la sfida viene aumentata lievemente, senza però distrarre l’utente e indebolire la sensazione provata durante le 4 ore di gameplay.

Gris Recensione: la sofferenza sotto forma d'arte
Il superamento della rabbia di Gris

Il talento è la nostra migliore arma

Andando avanti nella storia, ricomporremo il tassello inedito nel percorso di auto-miglioramento di Gris. Sbloccheremo talenti come planate e salti potenziati che ci daranno la sensazione di star uscendo da quel baratro di impotenza che ci da all’inizio del gioco. Anche se strutturato in modo abbastanza lineare, Gris fa sfociare la curiosità al giocatore con dei collezionabili da recuperare dopo aver portato a termine delle sequenze di platforming opzionale, che richiedono quel pizzico di sfida in più rispetto al sentiero principale.

Il salto generazionale visivo di Gris

Gris Recensione: la sofferenza sotto forma d'arte

Il reparto artistico è un piacere sensoriale unico, paragonabile alla vista di un panorama mozzafiato, o della vostra opera d’arte preferita al museo. Lo stile unico e visionario dell’artista spagnolo Conrad Roset si mescola con l’operato strumentale della band Berlinist, che racchiude in Gris un’opera tra il lirico, ambientale ed epico. Un’autentica gioia degli occhi, con la nitidezza capace di incantare ogni singola immagine. Ammirare un’opera del genere girare su console di nuova generazione a 4K e 120 frame al secondo, è un’esperienza estasiante. Di solito non si notano molto le migliorie con le remastered, ma questo è uno dei rari casi in cui sono decisamente tangibili, come se entrassimo all’interno di una tela senza nessun ostacolo che ci fermi.

Gris, recensione: in conclusione

GRIS disegna un processo di crescita mediante le avversità e resta ancora oggi una delle esperienze videoludiche di maggior valore nella storia dei videogiochi. Se non avete ancora avuto l’occasione di provare questo titolo, non vi consiglio di guardare video gameplay, ma vivetelo. Assaporate con i vostri sensi il profilo estetico, la giocabilità senza frustrazione e la struggente colonna sonora composta dai Berlinist. 

GRIS, Recensione | PROVATO SU PS5

  • Stile artistico espressivo e di grande ispirazione
  • Tematiche di vita reale affrontate con profondo rispetto
  • Level design accessibile a tutti
  • Mancanza di enigmi complessi
  • Se cercate un platform tipico, cercate altrove.

VOTO: 9

Angelo Roberto Di Mauro

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Angelo Roberto Di Mauro

Catanese classe '97, amante di Videogiochi, Fumetti, Cibo, Film e Serie tv e Viaggi. Va avanti a birra (rigorosamente artigianale) e Goleador, cercando di trovare tempo per fare ciò che vuole. Non ce la fa ma lotta lo stesso per farlo, d'altronde servirebbero più copie per fare ciò che vorrebbe.
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