Hair, quando il musical diventa tribal rock

Hair, il musical (C) New York Times
Hair, il musical (C) New York Times

Debutta a New York il 17 ottobre 1967, Hair, l’opera di James Rado e Gerome Ragni, che porta sul palco i valori della controcultura hippy

Il sogno di una nuova era, quella dell’Acquario, in cui, “la pace guiderà i pianeti e l’amore dirigerà le stelle, in cui ci saranno Armonia e comprensione, Simpatia e fiducia abbondanti, Niente più falsità o derisioni”. Sono i versi di Aquarius, la canzone forse più famosa del musical Hair. Scritto da James Rado e Gerome Ragni nel 1965, e ispirato alle comunità hippy dei ragazzi dell‘East Village di New York, che hanno segnato un’intera epoca.

Hair, il musical photo credits: web
Hair, il musical photo credits: web

Hair e il sogno di un’epoca

Quella pacifista e utopica della fine degli anni ’60, celebrata anche oggi come una delle più originali e creative sul piano artistico e per tanti, anche su quello ideologico. L’opposizione al servizio di leva e alla guerra in Vietnam, le istanze progressiste per abbattere il razzismo. Ma anche le imposizioni di una cultura poco incline ad accettare la diversità e poco tollerante sul piano dei costumi. Hair è il prodotto di un’epoca ormai perduta e irripetibile, cresciuta con gli autori della Beat generation come Jack Kerouac e della musica di Bob Dylan e dei Doors. Ma rappresenta anche una grossa novità sul piano creativo-artistico, come si accennava, proprio perché dà vita al musical rock. Il genere con cui ormai da tempo si identifica la cultura giovanile americana underground.

Chi erano James Rado e Gerome Ragni?

Veniamo ai due autori, chi erano Rado e Ragni, che hanno scritto Hair nel 1965 e come è nata l’idea? Il primo è un compositore che scriveva per recensioni musicali e ha studiato recitazione con Lee Strasberg, direttore dell’Actor’s Studio di New York che insegnava il metodo Stanislvsky, mentre Ragni è attivo nell‘Open Theatre e più aperto allo sperimentalismo. Si conoscono nel 1964 e l’anno dopo sono già al lavoro insieme. Ma è nel 1966, quando Ragni si esibisce in un’opera dell’Open Theatre intitolata Viet Rock, centrata sullo schieramento di alcuni ragazzi contro la guerra in Vietnam, che il tema viene ripreso anche nel musical che i due stanno scrivendo.

Hair, il musical - photo credits: web
Hair, il musical – photo credits: web

Perché il titolo, Hair?

Per la parte musicale, invece, è il produttore Eric Blau a farli incontrare con il canadese al Gal MacDermot, che ha già vinto un Grammy Award nel 1961 per aver composto African Waltz. In tre settimane nascono I got life, Ain’t Got No, Where Do I go e Hair. Il titolo però non è ispirato alla canzone ma è successo il contrario. Rado e e Ragni, in visita ad una mostra del Whitney Museum sono rimasti colpiti un quadro intitolato Hair che raffigura un pettine e poche ciocche di capelli sulla tela completamente vuota. Solo in un secondo momento, quindi, viene composta la canzone con lo stesso titolo, così come Aquarius.

Un inno alla diversità

A questo punto non rimane che portare in scena i ragazzi dell’East Village. Molti infatti sono stati ingaggiati dai due autori proprio dalla strada e il cast portato sul palco è variopinto, eccentrico e soprattutto, multietnico. Gli stessi tre autori, Rado, Ragni e Mac Dermott, tra loro sono molto diversi. Caratterialmente, ad esempio, Rado è più tranquillo, mentre Ragni è estroverso e allegro. Una antitesi che si riflette anche nell’opera con i due protagonisti Claude e Berger, che rappresentano i loro due alter ego. Entrambi gli autori sono attratti dallo stile hippy, mentre Mac Dermot è molto più quadrato e sobrio, sia nell’abbigliamento che nello stile di vita.

Hair, il musical, photo credits: web
Hair, il musical, photo credits: web

L’esordio col botto… e molte polemiche

Quando va in scena il 17 ottobre del 1967, al Public Theatre e dove viene anche inciso il primo album per la casa discografica Rca Victor, è un successo. Seguono 45 repliche a Manhattan per poi esordire il 29 aprile del 1968 al Biltmore Theatre di Broadway,a cui partecipa anche Diane Keaton. Poi altre 1750 performance fino al luglio 1972. L’album contenente le canzoni ricordate sopra (e tante altre) arrivano in cima nelle classifiche dei dischi più venduti in Germania, e si piazza fra i primi posti anche in Norvegia e nei Paesi Bassi. Infine, vince il Grammy Award nel 1968.

Non mancano le polemiche, sia per l‘irriverenza verso il governo statunitense che per molte scene di nudo, oltre che per l’apologia dell’uso delle droghe leggere come mezzo per acquisire maggiore consapevolezza e ampliare le possibilità della mente.

Anna Cavallo

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