Speciale Halloween: Leatherface, giù la maschera!

Leatherface in una scena di "Non aprite quella porta" © crediti fotografici vulture.com
Leatherface in una scena di “Non aprite quella porta” © crediti fotografici vulture.com

Che Leatherface sia una delle figure più iconiche dell’universo horror non c’è da ribadirlo: chiunque ha ormai ben nota la sua maschera fatta di pelle umana e la sega elettrica che brandisce follemente e con cui uccide le sue vittime nella saga di Non aprite quella porta, uno dei capisaldi del genere. Forse meno note sono le sue origini, quelle vere: per scoprire chi si nasconde davvero sotto la maschera, dobbiamo fare un passo indietro e arrivare agli anni ’40.

Ed Gein: giù la maschera

Ed Gein © crediti fotografici: deepculture.altervista.org
Ed Gein © crediti fotografici: deepculture.altervista.org

Ed Gein è noto anche come “il macellaio di Plainfield” poiché non si limitava a uccidere le sue vittime: le scuoiava e ne conservava i resti, con cui realizzava abiti, mobili e decorazioni per la casa.
All’origine della sua follia c’è un elemento in comune con Leatherface: un morboso attaccamento alla madre, che scatenerà la furia omicida di Gein. Questi, nonostante venisse in continuazione vessato dalla donna, le è devoto in maniera maniacale, e quando muore Ed si dispera. Adesso è solo al mondo: deve assolutamente trovare una degna sostituta della madre, ma nessuna sembra andare bene. La soluzione può essere soltanto una: diventare la defunta signora Gein, e per farlo è necessario avere un corpo del tutto nuovo, femminile. L’uomo comincia perciò a uccidere le donne di Plainfield e a scuoiarle: con le pelli si crea vestiti, maschere e accessori.
Un’operazione che suona vagamente familiare, no?

Non solo Leatherface

Ovviamente i cinefili più appassionati avranno già notato delle similitudini tra Ed Gein e altre due figure molto famose del cinema, e a ragione.
Complice il modus operandi e l’ossessione nei confronti della propria madre, un altro caposaldo del cinema che deve molto al killer è Norman Bates, protagonista di Psycho (girato solo due anni dopo l’arresto di Gein), il quale si era spinto anche più in là di Gein, conservando il cadavere della propria genitrice e sdoppiando la propria personalità, arrivando non solo a vestire i panni della donna ma a creare una realtà parallela in cui è ancora viva e parla (o meglio, litiga) con il figlio. L’oscura verità è che è proprio Norman a “interpretare” la madre, imitandone anche la voce.

Norman Bates in una scena di "Psycho" © crediti fotografici: artesettima.it
Norman Bates in una scena di “Psycho” © crediti fotografici: artesettima.it

Dall’altro lato abbiamo invece Buffalo Bill, direttamente da Il silenzio degli innocenti. Il killer in questione, creato dalla straordinaria mente di Thomas Harris, è in realtà “figlio” di più di un assassino americano, ma da Ed Gein ha preso sicuramente la mania di scuoiare le proprie vittime e indossarne le pelli, allo scopo di “diventare” una donna senza dover affrontare un percorso di transizione e cure ormonali.

Buffalo Bill in una scena de "Il silenzio degli innocenti" © crediti fotografici: lenexweb.com
Buffalo Bill in una scena de “Il silenzio degli innocenti” © crediti fotografici: lenexweb.com

Per approfondire:
Leatherface: la recensione
Psycho (1998), il confronto tra Hitchcock e Gus Van Sant
Chi si nasconde dietro il killer de “Il silenzio degli innocenti”?

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Crediti fotografici: vulture.com; deepculture.altervista.org; artesettima.it; lenexweb.com

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