Harry Styles, virilità non convenzionale

Quelle che seguono sono solo alcune delle critiche che la cover di Vogue America ha suscitato. Harry Styles con in dosso abiti da donna. Cosa possa significare poi “abiti da donna” non lo so. Ho smesso di andare dietro le categorizzazioni molto tempo fa. 

Non esiste società che possa sopravvivere senza uomini forti.

Ridateci gli uomini virili.

Allora mi osservo. Mentre scrivo ho indosso il mio pigiama, ho le babbucce fatte a mano da mia nonna, i capelli tirati in uno chignon casalingo. Se prendiamo per buono quanto detto finora, a vedermi non ispiro tanta femminilità. Peccato che non sia quello a fare di me una donna. 

Così come un abito lungo in taffettà non fa di Harry un uomo meno virile.

Harry Styles.
Harry Styles
photocredit:Vogue Magazine, Twitter

La dichiarazione di Harry Styles:

Cercando di dare un senso a questa storia spulcio un pò tra le interviste e trovo il commento di Harry stesso :

“There’s so much Joy to be had in playing with clothes. I’ve never thought too much about what it means – it just becomes this extended part of creating something”.

“C’è così tanta gioia nel giocare con i vestiti. Non ho mai pensato troppo a cosa significhi: è solo un altro modo di essere creativi”.

In parole povere a lui non importa cosa indossa purché il tutto possa essere parte del divertimento. L’osare, il tentare, lo sperimentare sono elementi della creatività stessa, che come artista, lo coinvolgono a 360 gradi. 

Ci sono battaglie in atto e portate avanti dapprima da noi donne per arginare, fino ad estirparlo del tutto, il problema della categorizzazione di genere. Quel binarismo presunto che pone uomini e donne in un’ottica dicotomica, speculare. Dove ciò che compete all’uomo non compete alla donna e viceversa.

Purtroppo, da come si legge anche nei commenti in rete, il pensiero è diffuso non solo nell’opinione media maschile, ma anche quella femminile. Si tratta di un pregiudizio sociale che ci fa credere che esistano cose “da maschio” e cose “da femmina”.

Harry Styles mostra una mascolinità unconventional

Ma quali sarebbero gli uomini virili? Magari ci immaginiamo un omaccione muscoloso con un’ascia in mano, camicia strappata a quadri, intento a spaccare qualche pezzo di legno, alla Jason Momoa. Quello è uno stereotipo. Non che non possa essere apprezzato nella sua peculiarità, ma è certamente ora di superarlo. Così da vedere il completo spettro di possibilità che ha ogni individuo per esprimersi nel suo genere, nella sua sessualità o semplicemente sé stesso in quanto tale.

L’idea di femminilità o di mascolinità non sono dettate da regole prestabilite, che quindi devono rispettare determinati canoni. Stiamo assistendo alla caduta di numerose barriere e all’avvento della fluidità di genere, del non-binari, asexual, del “mi metto addosso ciò che mi pare”

Harry Styles
photocredit:Vogue

Lo vediamo nella vita reale con gli uomini che indossano una borsa per il necessaire. Che stanno seduti nelle sale d’attesa dei centri estetici. Bisognerebbe considerare eventi simili come naturali tanto quanto lo è il vederli in allenamento davanti agli specchi delle palestre.

Cultura genderfluid sullo schermo, sessismo nelle città

Certamente lo vediamo sullo schermo, con serie tv come We are What we are. Ma anche se visto e rivisto c’è sempre una certa resistenza nella sua comprensione completa. Dovremmo quindi iniziare a introiettarlo, ad elaborarlo e ad accettare che tutto rientra nelle libertà personali e come tali non ammissibili di giudizio che diventi assoluto

I giudizi di Harry Style sono mitigati dal suo essere personaggio pubblico. Così attuiamo un meccanismo che invece di migliorarci ci radica ancor più nel nostro pregiudizio. Quasi si “giustifica” la scelta di un outfit del genere purchè in virtù dell’espressione artistica. Come quando Achille Lauro si esibì a Sanremo e il suo travestitismo fu “perdonato” perché ricordava quanto già fatto da artisti come Renato Zero.

La performance rende la scelta estetica una maschera, rassicurandoci che non sia reale: finché si trova sul palco l’artista finge, quindi può superare il binarismo di genere.

Motivo per cui la stessa clemenza non fu riservata a Ghali, che alla Milano Fashion Week si presentò con un abito da donna addosso attirando i commenti sessisti di Guè e con lui di molti commentatori.

Che tu sia un’artista, o una persona comune, hai il diritto di scegliere in che modo rapportarti al mondo, in che modo esprimere la propria personalità. Il look è solo un’estensione di noi, così come un braccio o una gamba.

Non esprime null’altro se non il nostro gusto e personalmente, trovo Harry Styles parecchio affascinante. Devo dire, al pari di un uomo in smoking. Non per l’abito fenomenale, ma per il coraggio e la determinazione nel saperlo indossare quasi fino ad eclissare l’abito stesso. 

Il Crossdressing e il queerwashing di Achille Lauro

Tutti voi ricordate l’edizione passata di Sanremo e tutti voi vi ricorderete sicuramente di Achille Lauro e dei suoi outfit: provocatori, scandalizzanti, rivoluzionari. Il pubblico eterogeneo del festival s’è diviso in chi disprezzava furiosamente la sua scelta e chi la innalzava a nuova icona politica del genderqueer.

Tutto ciò che è stato fatto sul quel palco però, è stato di riproporre una non convenzionalità già nota. Il cosiddetto Crossdressing, un travestimento e il conseguente rifiuto di un certo tipo di mascolinità etero-normativa. Ne abbiamo parlato anche qui, spiegando anche cosa sia il queerkwashing.

Harry Styles.
Harry Styles.
photocredit:Vogue

Alla fine, come dicevamo sopra, il tutto si è risolto giustificando l’artista in quanto tale. Finchè si tratta di finzione, di performance, il binarismo di genere può esistere senza essere scalfito più di tanto.

Ma come chi ha deciso per noi cosa fosse la femminilità fatta di gonne e tacchi alti, così è stato fatto anche per gli uomini con giacca e cravatta. Perciò, così come noi stiamo abbattendo quella barriera, è giusto che anche gli uomini lo facciano. 

In conclusione:

Tutto questo potrebbe significare un cambiamento molto più profondo, non concernente solo il mondo dell’arte, visto sulle copertine di magazine ultracentenari o sulle passerelle dell’alta moda. Questa fluidità di genere potrebbe avvenire, se non è già così, anche tra le mura di casa e che quello fuori sia solo una normale continuazione di ciò che avviene dentro. Tanto di cappello a chi non si lascia intimorire dagli stereotipi. E magari, finalmente, per una volta, non dobbiamo essere noi a mettere le chiavi della macchina in borsa. 

Articolo di: Claudia Cangianello
con Maria Paola Pizzonia (Rae Mary)

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