Il 3 novembre del 1954 ci lasciava il celebre Henry Matisse, famoso pittore, scultore e illustratore francese. Ricordato come maggior esponente della corrente dei Fauves, fu uno degli artisti di maggior spicco del XX secolo. Insieme a lui, fanno parte del gruppo: Andrè Derain, Maurice de Vlaminck e Charles Camoin.

Collegato al mondo del colore, dell’ essenzialità  e della sintesi si distinse per la sua creatività. Nato il 31 dicembre del 1869 a Le Cateau-Cambrésis, figlio di commercianti di sementi, trascorse la sua infanzia a Bohain-en-Vermandois. Nel 1889 decise di abbandonare gli studi in giurisprudenza per dedicarsi a quelli pittorici. In seguito, si reca a Parigi dove si forma presso l’École des Beaux-Arts e nell’atelier di Gustave Moreau, noto pittore simbolista. 

Henry Matisse: le caratteristiche della sua arte 

La danza di Henry Matisse
La danza di Henry Matisse- Pintarest.com

Matisse  fu un perfetto borghese e tuttavia, un vero pioniere della rivoluzione pittorica del Novecento. Da Moreau apprese sia l’importanza del colore, che doveva necessariamente essere pensato e sognato, sia l’interesse per la cultura italiana. Ed é proprio spinto da questo interesse che rimarrà affascinato dall’idea di una sorta di “religione della felicità”, ispirata all’età dell’oro, raccontata da Virgilio nella IV Bucolica

La sua pittura mira, dunque, a rappresentare la “Joie de vivre”. Inizialmente legato alla corrente impressionistica, Matisse con il tempo riesce a discostarsi dal desiderio di imitare la natura per concentrarsi sulla rappresentazione di ciò che sente e vede attraverso la pittura stessa. Caratteristiche del suo stile saranno dunque :

  • Il gusto per il decorativismo;
  • Il colore, utilizzato per modellare le masse e le forme, doveva essere brillante e messo direttamente sulla tela;
  • L’uso di linee curve, ritmiche e ornamentali;
  • L’uso arabescato;
  • Tendenza al bidimensionalismo;
  • Influenze d’arte africana ( dovute probabilmente ai suoi numerosi viaggi nel continente). 

Matisse e i Fauves: l’arte di progettare su tela il proprio io

Il termine Fauves, che tradotto significa “belve” ,  fu introdotto nel 1905 dal critico Louis Vauxcelles. Espressione, dunque, utilizzata per indicare un gruppo di artisti francesi che fecero un nuovo uso della pittura. Il principale esponente di questo gruppo è Henry Matisse. I temi utilizzati sono allegri e solari, cercando il più possibile di trasferire il proprio essere sulla tela. Ciò che rese Matisse unico è la sua capacità di espressione attraverso la sintesi della forma in risalto e dei colori puri.

Non si trattò di un vero e proprio movimento artistico, ma è possibile individuarne determinate caratteristiche. I punti di riferimento di questo stile furono: Cezanne per quanto riguarda la rielaborazione e smaterializzazione delle forme e Gauguin e Van Gogh, per l’utilizzo dei cosiddetti “colori puri” e l’espressione del loro io. Quando nel 1907 il gruppo fauvista si disgrega, Matisse espone nel 1910 una delle sue opere più importanti: La danza. Il quadro raffigura delle figure nude che compiono un girotondo, con una disposizione dei soggetti che rendono armoniose tutte le componenti del quadro. Secondo alcuni, le cinque figure rappresentano i cinque continenti, come se Matisse volesse porre un invito alla riconciliazione e la pace del mondo.

L’intento dell’artista era quello di voler rendere il concetto d’inarrestabilità della vita, rappresentata in una dimensione primitiva e felice. Lo spazio attraverso cui i corpi si muovono é esaltato dall’uso dei tre colori primari: il blu, il verde e il rosso. Tra le altre opere celebri di Matisse: Lusso, calma e voluttà, La stanza rossa e La gioia della vita. A distanza di anni, Matisse è un pittore senza dubbio geniale, un uomo che con la sua arte non voleva angosciare o trasmettere tristezza, ma piuttosto mostrarci la bellezza della vita e la gioia del dipingere.  Ognuno di noi dovrebbe ogni giorno ammirare uno qualsiasi dei suoi quadri per ricordarci che, come lui stesso diceva : “ Ci sono fiori dappertutto per coloro che vogliono guardare”. 

Mariachiara Sgadari

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