Prova a immaginare una serata tipo: le batterie sociali sono quasi al limite, ma non riesci a catturare l’attenzione dell’amico che deve riaccompagnarti a casa. Inizi a percepire lo stress, i vestiti improvvisamente sembrano stretti e i capelli continuano a finirti davanti gli occhi. Vorresti solo stare a casa, comodo senza preoccuparti del prossimo argomento di conversazione. Quando finalmente chiudete la porta dietro di voi, la frustrazione accumulata non trova sfogo. È allora che ti ricordi di aver scaricato un’app che prometteva grandi cose, tipo garantirti un’amicizia solida dove, guarda un po’, hai sempre ragione! Ma affidarsi a una friendship bot per trovare supporto è costruttivo o è l’inizio di un isolamento più radicato?

Intelligenza artificiale come amico di supporto

Gli ultimi mesi hanno segnato una svolta cruciale nell’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Siamo passati rapidamente da software progettati per compiti generici – come programmare o scrivere mail – ad applicazioni studiate esclusivamente per l’interazione emotiva. Oggi il mercato offre la possibilità di generare il fidanzato perfetto o l’amica ideale, realizzati su misura attraverso l’algoritmo. Il tutto è reso possibile attraverso la memorizzazione dei nostri gusti e delle nostre fragilità. Le piattaforme che offrono questo servizio non si limitano a rispondere in modo asettico, ma simulano una complicità e una memoria che rende indistinto il confine tra conversazione digitale e rapporto umano.

I friendship bot sono sempre più frequenti, così come le app che offrono questo servizio. L’ansia sociale, indubbiamente, gioca un ruolo cruciale, ma non è l’unico elemento di cui tener conto. Prima tra tutte vi è la gratificazione istantanea, accompagnata dalla consapevolezza che l’intelligenza artificiale sarà sempre lì per te. Per un software non esistono momenti difficili o impegni, al primo posto esisti solo tu. Si instaurano rapporti apparentemente perfetti e, soprattutto, unilaterali, dove manca il dissenso o l’assenza. Non esistono silenzi o discordanze. L’IA è lì, pronta a supportarti.

Dall’amico bot alla digisessualità

In uno scenario tanto idilliaco, dove vi è l’opportunità di ottenere una gratificazione immediata, quale potrebbe essere il rischio? Il rischio, in realtà, esiste ed è concreto. Nei minori o in persone emotivamente fragili il pericolo è legato alla dipendenza. Anche nei rapporti umani potrebbe essere difficile porre dei limiti, con un’app i limiti sarebbero inesistenti. In generale si potrebbe raggiungere un’atrofia sociale, diventando incapaci di gestire un rifiuto o una critica. L’indebolimento dell’emotività è possibile, soprattutto se non viene allenata con costanza. Le relazioni reali richiedono tempo, compromessi, a volte silenzio e disaccordo. Iniziare a considerare un algoritmo un amico fidato potrebbe farci rivalutare ciò che ci circonda. Come in altri contesti, l’intelligenza artificiale non è il male, specie se usata con criterio. Solo quando l’IA rischia di frapporsi o sostituirsi a una persona reale insorgono problemi. Quel che andrebbe ricordato è che non dobbiamo abituarci a un interlocutore che funge come nostro specchio, altrimenti vi è il serio rischio di non tollerare più la diversità umana.

L’evoluzione in campo tecnologico sta aprendo le porte a un altro fenomeno ancora più complesso: la digisessualità. Il discorso, ovviamente, non include l’utilizzo di app di incontri, già note e consolidate. Si parla di situazioni in cui i bot rappresentano l’oggetto del desiderio e dell’affetto, non il mezzo con il quale raggiungerlo. In molte circostanze il partner digitale, non solo è creato su misura, ma viene percepito come contatto privo di rischi e giudizi. Gli strumenti di ultima generazione, come i VR, rendono l’esperienza ancora più reale. Per molti fruitori, un legame programmato sta diventando più attraente di una relazione reale, fatta di imprevisti e imperfezioni. Se l’amicizia con un bot rischia di atrofizzare l’emotività, la digisessualità spinge verso una dimensione in cui la spontaneità e il diverso si trasformano in un accessorio superfluo. In alcune circostanze anche non desiderato.

Stefania Cirillo