Cultura

“I miei giorni alla libreria Morisaki”, la recensione

I miei giorni alla libreria Morisaki“, il romanzo d’esordio dello scrittore giapponese Satoshi Yagisawa incanta anche l’Occidente. Uscito a Giugno del 2022, è vincitore del premio Chiyoba ed è diventato già “Best Seller Internazionale“. Edito da Feltrinelli, in 152 pagine ci trasferiamo in Giappone, per seguire la storia di Takako, giovane donna mediocre che imparerà a fare i conti con le sue emozioni.

“I miei giorni alla libreria Morisaki”, trama

i mie giorni alla libreria morisaki, recensione_web

Il romanzo di Yagisawa, racconta la storia di una giovane donna che credeva di vivere una vita perfetta. Ha un buon lavoro, si è finalmente trasferita dal paesino di origine, nel quartiere più in voga di Tokyo ed ha persino un fidanzato-collega bello. Takako, questo il nome della venticinquenne, si lascia così vivere e trascorre i suoi giorni in modo abitudinario e senza grandi colpi di scena. L’equilibrio della sua vita mediocre, però, viene interrotto all’improvviso quando il suo ragazzo le dice che presto sposerà un’altra. Takako capisce quindi di essere stata nient’altro che un’amante e tutto il suo castello cade miseramente.

Da qui in poi inizia la vera storia interessante del romanzo. In seguito all’insistenza dello zio Satoru, preoccupato per la sua stabilità mentale ed emotiva, si trasferisce da lui ed accetta di dare una mano nella libreria di famiglia, in cambio di vitto e alloggio. Takako si trasferisce così a Jimbocho, quartiere famoso per le numerosissime librerie, nella piccola libreria ospitata in un antico edificio in legno.

“Iniziai a leggere un libro dopo l’altro. Quei vecchi libri nascondevano storie per me inimmaginabili. E non mi riferisco solo a ciò che raccontavano. Dentro ognuno trovai tracce del passato: sottolineature, segnalibri, fiori secchi… Erano incontri che superavano le barriere temporali, possibili solo attraverso i vecchi libri. E così cominciai ad affezionarmi alla libreria Morisaki.”

I libri come ancora di salvezza

La cosa interessante di questo romanzo è che la protagonista non ha la presunzione di voler essere l’eroina di turno, anzi. Ha un carattere abbastanza grigio, come grigia, monotona e mediocre è la sua vita che tutto sommato a lei piace. Potrebbe essere chiunque, oggi giorno, che pur di vivere una vita “tranquilla” si accontenta di vivere una vita piatta. Il twist che le permette di “darsi una svegliata” sarà proprio la fine della relazione. Grazie all’insistenza dello zio, il vero personaggio interessante del romanzo, inizia a guardarsi intorno. C’è un mondo oltre all’ufficio.

Lo zio eccentrico e un po’ fuori dal tempo, le permetterà di fare i conti non solo con se stessa, ma anche con il mondo esterno e la aiuterà a “rinascere”, a cambiare approccio nell’affrontare la vita e a lasciarsi andare alle emozioni, insegnandole un modo di vivere più autentico. Lei a sua volta, aiuterà lo zio a recuperare la relazione con sua moglie, malata di cancro, e nonostante le iniziali diffidenze e differenze, impareranno a volersi bene.

Il romanzo di Yagisawa è un racconto di educazione letteraria e rinascita personale. La cosa interessante è che, però, l’autore ci parla di una rinascita emotiva in modo quasi banale ma proprio per questo autentico. Le descrizioni delle ambientazioni poi, riescono a trasportarti nelle vie di questo quartiere giapponese così particolare. Il libro è senza dubbio scorrevole e la lettura è piacevole. Il messaggio è chiaro fin da subito: non farsi inghiottire dalla monotonia della vita. Messaggio piuttosto banale ma che evidentemente funziona sempre.

Ilaria Festa

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