Il 7 aprile, esattamente sei mesi dopo l’attacco di Hamas in territorio israeliano, Israele ha annunciato di aver ritirato quasi tutte le truppe che operavano nella zona di Khan Yunis, una delle città principali del sud della Striscia di Gaza, lasciando solo una brigata composta da alcune migliaia di soldati. In questo modo l’esercito israeliano ha diminuito considerevolmente la propria presenza nel sud della Striscia, dove ora non ci sono più truppe con un ruolo di combattimento attivo (mentre rimangono soldati con ruoli di sorveglianza e protezione).
L’annuncio è stato accolto con sollievo dai palestinesi che si erano rifugiati a Rafah, la città più a sud della Striscia, al confine con l’Egitto, l’unica che Israele non ha ancora invaso militarmente via terra (ma che ha regolarmente bombardato in questi mesi): ormai da settimane ci si aspettava che l’invasione fosse imminente, anche se c’erano dubbi su come sarebbe avvenuta visto che nell’area nel frattempo si erano rifugiati moltissimi civili. Dopo il ritiro dell’esercito israeliano molti di loro hanno già cominciato a tornare a Khan Yunis, dopo essere stati costretti a lasciarla settimane fa per via dei combattimenti.
Il 7 aprile, subito dopo il ritiro israeliano, centinaia di palestinesi che si erano rifugiati a Rafah sono tornati a Khan Yunis, ridotta a un cumulo di macerie, viaggiando a piedi, in auto o su carretti trainati da asini. Intanto, preseguono i negoziati per una tregua, con la mediazione di Qatar, Egitto e Stati Uniti.
Le posizioni sono però ancora distanti. Hamas chiede una tregua completa, il ritiro dell’esercito israeliano, il ritorno degli sfollati e un accordo per uno scambio tra ostaggi e prigionieri palestinesi. Il 7 aprile Netanyahu ha però escluso la possibilità di una tregua senza il rilascio di tutti gli ostaggi.
Il 7 aprile alcune agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni umanitarie hanno descritto la situazione a Gaza come “più che catastrofica”.
“Case, scuole e ospedali sono ridotti in macerie; insegnanti, medici e operatori umanitari vengono uccisi; la carestia è imminente”, ha affermato sul social network X la direttrice dell’Unicef Catherine Russell.
Secondo le autorità di Hamas, l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza ha causato finora la morte di 33.207 persone. L’attacco di Hamas in territorio israeliano del 7 ottobre ha invece causato circa 1.160 vittime in Israele, secondo un conteggio dell’Afp basato sugli ultimi dati israeliani disponibili.





