Il 9 luglio, quasi tre settimane fa, sono scaduti i poteri straordinari che, lo scorso anno, il parlamento aveva concesso al presidente dell’Argentina Javier Milei per tentare di arginare l’emergenza economica. Di fatto, questi poteri gli consentivano di governare per decreto, senza dover rendere conto al parlamento. Un enorme vantaggio per lui, considerando che il suo partito, La Libertad Avanza, è in forte minoranza tra i deputati.

Da allora, l’opposizione ha approvato una serie di leggi contro Milei, innescando così una crisi politica che il presidente sta contrastando nel suo stile, ovvero scontrandosi apertamente con tutti, senza mandarle a dire. Si tratta, per lui, di un periodo piuttosto delicato: le elezioni di metà mandato sono previste per ottobre, e serviranno al suo partito e agli avversari per valutare la solidità della sua presidenza.

I giorni difficili di Javier Milei

Milei è stato eletto nel dicembre 2023 con un programma ultraliberista. Non ha mai ottenuto la maggioranza in parlamento, ma lo scorso anno, con l’appoggio della destra, ha fatto approvare la cosiddetta legge bases. I duecentotrentotto articoli che la compongono contengono una serie di riforme per il Paese e, soprattutto, concede un anno di poteri straordinari al presidente.

Subito dopo la scadenza l’opposizione ha approvato un aumento delle pensioni del 7%, una riduzione dell’età pensionabile, una legge a sostegno delle persone con disabilità e altri provvedimenti. Il governo ha stimato che queste misure, nel complesso, valgano il 2,5% del PIL, e che dunque cancellino l’1,6 % di surplus economico previsto per il 2025. Un surplus importantissimo per Milei, che lo pone alla base della ripresa economica promessa alla popolazione argentina, e che ora sembra compromesso.

Federica Checchia