Metropolitan Today

I primi 50 anni di Medici Senza Frontiere

Medici Senza Frontiere è una ONLUS e ONG nata in Francia dall’idea di un giovane dottore, Bernard Kouchner, affiancato da un gruppo di medici e di giornalisti. L’atto di fondazione risale al 22 dicembre 1971, in seguito allo sgomento per l’omertà dimostrata dalla Croce Rossa nei confronti delle violenze dell’esercito sulla popolazione del Biafra.

Memorie comuni

I fondatori di Medici Senza Frontiere volevano creare un’organizzazione che aiutasse i popoli di Paesi in situazioni di emergenza umanitaria e sanitaria. L’aiuto apportato doveva essere libero nei fatti e nelle parole, dunque, apolitico ed immediato. È così che Medici Senza Frontiere, a distanza di cinquant’anni, continua a portare assistenza medico-umanitaria alle popolazioni colpite da fame, malattie e guerre; e a denunciare gli abusi di potere militari e le ingiustizie politiche.

Dalla prima missione ufficiale, risalente al 1972 in Nicaragua, Medici Senza Frontiere ha assistito la popolazione hondureña colpita dall’uragano Fifi nel 1975; i rifugiati cambogiani in fuga dal regime di Khmer Rossi; nel 1979 è intervenuta nella crisi dei rifugiati del Vietnam in fuga dalla dittatura comunista. Proprio in occasione di questo evento, l’ONG ha subito un’importante divisione. Infatti, alcuni membri si sono schierati dalla parte di Bernard Kouchner che aveva mobilitato la classe intellettuale e l’opinione pubblica per ottenere aiuti; altri, al contrario, hanno ritenuto deleteria tanta attenzione mediatica.  


Dopo l’occupazione sovietica del 1980, le missioni di Medici Senza Frontiere si sono concentrate in Afghanistan e l’organizzazione ha assunto un indirizzo definitivo, imponendosi di scovare sempre cosa si cela dietro i conflitti e le emergenze umanitarie.


«Il silenzio è stato a lungo confuso con la neutralità, ed è stato presentato come condizione necessaria per l’azione umanitaria. Fin dalle sue origini, Medici Senza Frontiere si oppone a questo assunto. Non siamo sicuri che le parole siano sempre in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere».

È con queste parole che James Orbinski si è rivolto all’uditorio nel discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace assegnato a Medici Senza Frontiere nel 1999, per la sua “azione umanitaria pionieristica in diversi continenti”.

Medici Senza Frontiere nel nuovo Millennio

Dal 2000, dopo la caduta delle Torri Gemelle, si è verificato un inasprimento delle misure antiterroristiche, che ha determinato una sempre maggiore difficoltà a portare aiuti umanitari alle popolazioni bisognose. A questo scopo, Medici Senza Frontiere ha creato la Campagna per l’Accesso ai farmaci essenziali, in modo da rendere l’accesso alle cure salvavita alla portata di tutti.
L’ultimo decennio ha visto Medici Senza Frontiere impegnata in aiuti umanitari complessi ed importanti, come ad Haiti dopo il terremoto del 2011; nei Paesi interessati dai conflitti scatenati dalla Primavera Araba; nella gestione dell’epidemia di ebola in Africa Occidentale. Dal 2015 ad oggi, l’ONLUS è particolarmente impegnata a portare aiuti sanitari ed umanitari nelle zone di conflitto; è intervenuta nelle crisi derivate dalle ondate migratorie dal Nord Africa verso l’Europa e dà il suo contributo nella gestione dell’epidemia da Covid-19.

Il 50° anniversario

In occasione dei suoi primi cinquant’anni, Medici Senza Frontiere ha realizzato e prodotto una serie di podcast in cinque puntate per raccontare la sua storia che, inevitabilmente, diventa anche la narrazione dei principali eventi che si sono verificati nel mondo negli ultimi decenni. Dal primo episodio, che parte dagli anni 70, si arriva alla quinta puntata in cui si riprende il filo dei giorni nostri.
Inoltre, per celebrare questo importante compleanno, il Ministero dello Sviluppo Economico italiano il 22 novembre scorso ha emesso un francobollo ordinario dedicato. La vignetta, disegnata dall’illustratore Emiliano Ponzi, raffigura un operatore di Medici Senza Frontiere, di spalle e con la sua pettorina, che tiene tra le braccia un bambino.

Giorgia Lanciotti

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