Dopo le release di Radio Mogadiscio ed Il Tempo In Me, arriva Terre Rare è il nuovo album dei Subsonica, disponibile da venerdì 20 marzo per Epic Records/Sony Music Italy.
L’undicesimo lavoro in studio del gruppo torinese arriva a distanza di due anni da Realtà Aumentata. È l’album del viaggio, dell’apertura sonora verso nuove geografie reali e immaginarie. È anche un viaggio nel tempo ma soprattutto nel tempo presente, con le sue ferite e i suoi sogni, tra le sue ombre più profonde e i suoi spiragli di umanità. Le Terre Rare esplorate dai Subsonica sono piene di suoni nuovi, più organici rispetto al passato e di strumenti raccolti durante un viaggio, compiuto dalla band, sull’altra sponda del Mediterraneo. Dopo dieci album e trent’anni di vita, Terre Rare rappresenta inevitabilmente, anche un passaggio di età, qui simboleggiato dalla Croce Tuareg usata come base grafica per creare una nuova stella, da sempre presente in varie progressive declinazioni del segno grafico dei Subsonica.
Dopo i due singoli apripista, i Subsonica annunciano il nuovo album

La Croce Tuareg (o Croce di Agadez) è un antico talismano che rappresenta libertà, protezione e identità tribale, con le quattro punte che simboleggiano i punti cardinali, il deserto e l’orientamento ed è donato come amuleto nel passaggio all’età adulta. Terre Rare è un “long playing”, un disco che si prende i suoi tempi, che non rincorre la hit ma che lascia affiorare e intravedere le canzoni attraverso un tessuto sonoro ricamato con l’intenzione di essere riconoscibile e al tempo stesso imprevedibile, come ogni viaggio avventuroso che si rispetti.Un chiaro esempio di questo intenso lavoro musicale è il singolo Il Tempo in me, di cui è stata pubblicata la long version venerdì 6 febbraio.
Per i Subsonica, si tratta della canzone più lavorata e minuziosamente cesellata, nota per nota, che abbiano mai scritto. Così spiegano il processo creativo: «Il brano cerca di unire mondi molto distanti e di integrarli in un unico flusso. Gli accenti analogici di un synth Prophet 5 che incalzano tutto il brano, incastrati scrupolosamente sul sincopato della linea di basso provengono dal pianeta “dancefloor”. Mentre la linea vocale appartiene a un universo parallelo di canzoni italiane lontane, malinconiche, fluttuanti e un po’ esistenzialiste. La melodia, inoltre è stata disegnata apposta per alternare momenti di tensione tra piccole dissonanze e raccordi più rassicuranti. Per fare smarrire l’ascoltatore e per riaccoglierlo un istante dopo, fino all’esplosione finale. Un esperimento, un equilibrio senza strappi che abbiamo raggiunto solo dopo molti tentativi. È un tipo di scrittura che avevamo già iniziato a sperimentare con “Universo”.»





