«”Il tempo in me” è una canzone che parla del tempo, che è anche un elemento base per la musica. Che si tratti di velocità o di lunghezza, ogni canzone ha un suo ritmo, un suo respiro. Il suo tempo. In tempi recenti la richiesta per la durata di una canzone, nei circuiti ufficiali, è drasticamente scesa sotto i tre minuti, con una benevolenza disposta a un limite massimo di tre minuti e quindici secondi». Con queste parole, in un post su Instagram, i Subsonica hanno presentato il loro nuovo singolo Il tempo in me, uscito oggi.

Il messaggio spiega: «Sorge la spontanea curiosità di domandarci il perché. Perché abbiamo tutti troppo di meglio da fare che distrarci o perderci in una canzone? Perché stiamo rimodulando la soglia della nostra attenzione sui ritmi delle piattaforme e dei device? E erché riteniamo conclusa l’epoca delle hit che meritavano di essere fruite in un respiro più ampio? Ma soprattutto, è sempre stato così? Le canzoni popolari se la sono sempre dovuta sbrigare in gare a tempo tra chi arriva più rapidamente al ritornello e alla conclusione? E, domanda delle domande… chi con una clessidra in mano e le tavole della legge strette nell’avambraccio, ha preso questa importante decisione per il bene dell’umanità?».

«Torniamo indietro alla penultima domanda. È davvero possibile che una canzone, non di natura puramente sperimentale ma di ampia fruizione, duri più di… facciamo 4 minuti? A quanto pare sì. Ci siamo presi la briga di dare un’occhiata ad alcune tra le canzoni che, tra varie epoche e altrettanti generi, hanno segnato la vita di molti».

La visione del tempo dei Subsonica

La band torinese ha poi riportato vari esempi di brani, la cui durata va oltre i quattro minuti. Tra questi, Samuel Romano e soci citano Il mio canto libero di Lucio Battisti, Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, Bella senz’anima di Riccardo Cocciante, Gloria di Umberto Tozzi e molti altri.

«Ovviamente, esistono capolavori di breve durata, come “Azzurro” di Paolo Conte, a riprova del fatto che ogni canzone fa storia a sé», mettono le mani avanti nel comunicato. «E di certo non pretendiamo di creare paragoni tra queste nostre nuove canzoni e brani che hanno fatto la storia della musica. Detto questo ‘Il tempo in me’ è nata come gioco di fusione tra un certo tipo di canzone italiana, senza tempo, e la nostra passione per le sonorità contemporanee da club. Ci abbiamo messo dentro un’orchestra e tutte le 12 note disponibili nella melodia della voce, prendendoci le nostre libertà, nella convinzione di riuscire comunque a scrivere qualcosa capace di parlare a tutti».

«Per mettere insieme tutto questo, c’è bisogno di spazio e con gli attuali limiti standard diventa impossibile. Armandoci di buona volontà, per quello che per noi potrebbe essere un singolo nel 2026, siamo riusciti a esprimere il tutto con una durata di 4’07. Non resta che vedere se a qualcuno va, sfidando clessidra e tavole della legge, di provare a farla vivere al di fuori dell’ecosistema subsonico. Ci è stato detto che oggi è impossibile. Quindi non resta che provarci».

Federica Checchia