Ambiente

Il buco dell’ozono si sta chiudendo

Il problema del buco dell’ozono è stato causato dal rilascio di sostanze inquinanti nell’atmosfera terrestre. Queste sono dette Ozone Depleting Substances (ODS) e, insieme ai gas alogeni reattivi,
hanno ridotto lo spessore dell’ozonosfera intorno al pianeta. Nel 1987 fu emanato il Protocollo di Montreal per ovviare il problema e, dopo trentasei anni, ne possiamo vedere i risultati: le concentrazioni stratosferiche di cloro e bromo di origine antropica sono in calo.

Buco dell'ozono - Photo Credits gds.it
Buco dell’ozono – Photo Credits gds.it

Buco dell’ozono: secondo l’ONU la ripresa potrebbe avvenire entro quarant’anni

Lo strato di ozono è sulla buona strada per riprendersi entro quarant’anni, e la diminuzione globale delle sostanze chimiche che lo danneggiano ha già portato benefici agli sforzi per mitigare il cambiamento climatico. Questo è stato possibile grazie all’eliminazione di quasi il 99% delle sostanze che causano il buco dell’ozono. In questo modo, abbiamo avuto un recupero dello strato di ozono nella stratosfera superiore e una riduzione dell’esposizione umana ai dannosi raggi ultravioletti del sole.

Le azioni intraprese sono state decise dal Protocollo di Montreal e hanno contribuito alla diminuzione della presenza di sostanze deleterie per il buco dell’ozono in atmosfera. Come mostra il rapporto dell’ONU, le emissioni di cloro e di bromuro continuano a diminuire dal 2018. Vengono confermate valutazioni precedenti secondo cui la riduzione delle emissioni di ODS potrebbe evitare un riscaldamento globale di circa 0,5-1 °C, entro la metà del secolo. Il recupero sta procedendo tanto che dovrebbe tornare ai valori del 1980 intorno al 2066 nell’Antartico, intorno al 2045 nell’Artico e intorno al 2040 nell’Artico.

I vantaggi per la crisi climatica

Il trattato ha avuto un impatto positivo anche sul clima. Un ulteriore accordo del 2016, l’Emendamento di Kigali, ha richiesto la riduzione graduale della produzione e del consumo di alcuni idrofluorocarburi. Questi non riducono direttamente l’ozono, ma sono potenti gas climalteranti. Secondo il gruppo di valutazione scientifica, si stima che questo emendamento possa evitare un riscaldamento di 0,3-0,5°C entro il 2100.

Martina Cordella

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