Il consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts, un importante centro culturale statunitense, ha dato l’ok per modificare il suo nome in Trump-Kennedy Center for the Performing Arts. Poco dopo la sua rielezione, Donald Trump aveva sostituito tutti i membri del CDA con persone a lui vicine, che lo avevano poi eletto presidente dell’organo.
La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha scritto su X: «Sono stata appena informata che il prestigioso Board del Kennedy Center, composto da alcune delle persone di maggior successo provenienti da ogni parte del mondo, ha appena votato all’unanimità per rinominare il Kennedy Center in Trump-Kennedy Center, a causa dell’incredibile lavoro svolto dal presidente Trump nell’ultimo anno per salvare l’edificio. Non solo dal punto di vista della ricostruzione, ma anche sotto il profilo finanziario e della sua reputazione».
Le perplessità sulla votazione
Alcuni esperti legali, tuttavia, stanno contestando la legittimità del voto. Poiché il nome del centro era stato stabilito con una legge federale del 1964, per modificarlo occorrerebbe una votazione da parte del Congresso. Leavitt e lo stesso Trump hanno parlato di una decisione presa all’unanimità, ma almeno un membro del consiglio d’amministrazione sembra pensarla diversamente. Joyce Beatty, deputata Democratica dell’Ohio, ha infatti dichiarato: «Non è stato un voto unanime. Non mi è stato permesso parlare o esprimere la mia opposizione a questa decisione».
Il Kennedy Center ha sede a Washington, ed è uno dei principali poli culturali del Paese. Ogni anno, presenta oltre duemila spettacoli teatrali, di danza classica e contemporanea, di musica jazz, orchestrale e molto altro. Annualmente, inoltre, assegna i Kennedy Center Honors, premi alla carriera che vengono attribuiti a personalità influenti nel mondo dell’arte, della musica e del cinema. Oltre a questo, il centro è un memoriale pubblico dedicato a John Fitzgerald Kennedy. Aggiungere “Trump” al suo nome ufficiale, dunque, fa perdere valore al tributo al presidente statunitense, assassinato nel 1963.
Federica Checchia





