Il governo del Cile, guidato dall’ultraconservatore José Antonio Kast, ha bloccato il progetto di trasformare Colonia Dignidad, un centro di tortura degli oppositori politici durante la dittatura di Augusto Pinochet, in un museo per la memoria. Il piano, voluto dall’ex presidente Gabriel Boric, proponeva di espropriare le strutture che, attualmente, sono state convertite in un ristorante e un albergo. Entrambe le attività sono gestite dagli eredi dei “coloni” che rispondevano all’ex soldato nazista Paul Schäfer, che aveva fondato una setta religiosa in Germania, per poi trasferirsi in Sud America negli anni Sessanta.
L’11 settembre del 2024, nel corso delle commemorazioni per i cinquantuno anni dal colpo di Stato che destituì Salvador Allende, Boric definì Colonia Dignidad come «l’incarnazione del male», promettendo di trasformarli in “luoghi della memoria”. L’anno successivo, l’allora presidente approvò una serie di decreti per permettere la requisizione degli edifici. Ora, però, il ministro per la Casa, Iván Poduje, ha dichiarato di non voler proseguire l’iter, parlando di costi troppo elevati per portarlo avanti. Nonostante il governo neghi che ci siano delle motivazioni ideologiche dietro lo stop, occorre ricordare che Kast è apertamente nostalgico della dittatura di Pinochet, da lui considerato un periodo di stabilità e prosperità economica, nonostante le violente repressioni della popolazione.
Le condizioni disumane degli abitanti di Colonia Dignidad
Per tre decenni, Paul Schäfer costrinse gli abitanti di Colonia Dignidad a vivere in condizioni di schiavitù, facendoli lavorare sette giorni su sette, senza stipendio e senza alcun alcun contatto con l’esterno. Non avevano, inoltre, radio, televisioni o giornali per tenersi informati, non potevano sposarsi, e i bambini venivano cresciuti dalla comunità, senza conoscere l’identità dei loro genitori. I coloni non potevano mai lasciare il posto di lavoro, per nessun motivo. Chi si ribellava finiva sotto processo, e le punizioni includevano anche l’elettroshock e l’assunzione di psicofarmaci. Parte dell’area, ovviamente, era ad uso dello stesso regime. Pinochet usava i sotterranei di un magazzino come celle di detenzione, interrogatorio e luogo di tortura da parte della polizia segreta governativa, la DINA.
Schäfer, che abusava regolarmente dei giovani maschi che abitavano nella colonia, non subì alcuna denuncia fino agli anni Sessanta, ma i primi procedimenti giudiziari contro di lui caddero nel vuoto. Solo nel 1988, Georg e Lotti Packmor, due ragazzi fuggiti dalla colonia, iniziarono a raccontare gli abusi perpetrati dal nazista, dando il via a una lunga battaglia legale. Per alcuni anni, l’uomo trovò rifugio in alcune strutture sotterranee e, nel 1907, scappò in Argentina. Le forze dell’ordine lo arrestarono otto anni dopo e, finalmente, le sue vittime ebbero giustizia. Il tribunale lo condannò a trentatré anni di detenzione per per omicidio, tortura, abusi su minori e possesso illegale di armi; morì nel 2010
Federica Checchia




