Il governo del Regno Unito ha approvato la costruzione di un nuovo ed enorme complesso per l’ambasciata cinese nella zona est di Londra, nonostante le preoccupazioni per la sicurezza e il suo impatto sugli esuli politici nella capitale. La decisione del segretario alle comunità, Steve Reed, pone fine, almeno per ora, a una saga che dura dal 2018 e che riguarda il sito di Royal Mint Court, vicino al Tower Bridge.
I residenti, tuttavia, hanno già fatto sapere di voler presentare ricorso legale contro la decisione: temono di essere costretti ad abbandonare le proprie case. I più critici verso il progetto, inoltre, affermano che le dimensioni dell’edificio, che renderebbero la sede dell’ambasciata la più grande d’Europa, potrebbero trasformare l’area in un centro di spionaggio cinese e di intimidazione dei dissidenti, anche di Hong Kong. «Obiezioni di natura etica o simili alla creazione di un’ambasciata per un Paese specifico non possono essere considerate una considerazione di pianificazione rilevante», ha replicato Reed, approvando ampiamente un rapporto dell’Ispettorato per la Pianificazione del dipartimento.
L’ambasciata cinese a Londra è una priorità per Xi Jinping
Parlamentari di tutto lo spettro politico hanno espresso la loro opposizione alla richiesta, sebbene i servizi di sicurezza abbiano affermato di poter gestire i rischi di spionaggio che potrebbero derivare dall’ampliamento del sito. Il Segretario alle Comunità, tuttavia, ha osservato che né il Ministero degli Interni, né il Ministero degli Esteri, dopo aver discusso la questione con la polizia e le agenzie di intelligence MI5 e MI6, avrebbero manifestato preoccupazioni di sicurezza specifiche per il sito che giustificassero il blocco del progetto.
Sebbene i funzionari affermino che non vi sia stato alcun contributo politico nel processo di pianificazione, è probabile che il via libera appianerà i rapporti prima della visita di Keir Starmer in Cina, prevista per la fine di gennaio. Pechino ha fatto dell’ambasciata una priorità nelle relazioni tra i due Paesi, e Xi Jinping aveva già sollevato la questione direttamente con il Primo Ministro, durante la loro prima telefonata nell’agosto 2024.
Federica Checchia





