Nel suo annuale discorso alla nazione in occasione del Capodanno, tenuto a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha promesso di riunificare Cina e Taiwan. Parlando il giorno dopo la conclusione di intense esercitazioni militari cinesi intorno all’isola, il leader ha dichiarato: «La riunificazione della nostra madrepatria, una tendenza dei nostri tempi, è inarrestabile».
La Cina rivendica Taiwan, un’isola autonoma, come parte del suo territorio e ha da tempo giurato di annetterla a sé, anche ricorrendo alla forza, se necessario. L’Intelligence statunitense, dal canto suo, è sempre più preoccupata per le crescenti capacità delle forze armate cinesi di lanciare un simile attacco.
Xi Jinping e la Cina incombono sul destino di Taiwan
Lunedì e martedì, l’Esercito Popolare di Liberazione cinese ha lanciato esercitazioni militari con fuoco vivo intorno a Taiwan, simulando un blocco dei porti principali e inviando la sua marina, l’aeronautica, la forza missilistica e la guardia costiera a circondare l’isola principale della nazione. Le ultime simulazioni, denominate “Missione Giustizia 2025”, si sono svolte più vicino alle coste taiwanesi rispetto alle precedenti, e hanno coinvolto almeno ottantanove aerei da guerra, il numero più alto da oltre un anno.
Xi ha sottolineato come la Cina abbia «accolto il mondo a braccia aperte», ricordando le numerose conferenze multilaterali ospitate da Pechino e altre città durante l’anno, come il vertice di cooperazione di Shanghai ad agosto, quando i leader mondiali, tra cui il russo Vladimir Putin, l’indiano Narendra Modi e il turco Recep Tayyip Erdoğan, si sono riuniti a Tianjin, una città portuale vicino alla capitale. Di recente, il presidente di Taiwan, Lai Ching-te, ha tenuto un discorso piuttosto incisivo, nel quale ha paragonato il Paese alle democrazie europee degli anni Trenta, che affrontarono la minaccia della Germania nazista.
Federica Checchia





