Dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera al decreto sicurezza. Nel provvedimento ci sono le bodycam per gli agenti e la tutela legale per le forze di polizia e i militari. Nel caso in cui, spiega la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della riunione del Cdm, “dovessero essere indagati o imputati per fatti inerenti al servizio potranno continuare a lavorare e lo Stato sosterrà le loro spese legali, fino a un massimo di diecimila euro per ogni fase del procedimento”. Per la presidente del Consiglio si tratta di “una norma sacrosanta che le nostre forze di polizia aspettano da molto tempo, e che è nostro dovere assicurare loro”.

Cosa prevede il nuovo decreto sicurezza in Italia

Il nuovo testo ammorbidisce, comunque, i passaggi più corrosivi. Sulle donne incinte o con figli di età fino a un anno, il Ddl prevede l’obbligatorietà (e non più la facoltatività) dell’esecuzione della misura della custodia cautelare presso un istituto di custodia attenuata. Con la modifica viene data la possibilità al giudice di valutare le preminenti esigenze del minore anche in presenza di una condotta grave della madre.

Quanto alla vendita delle carte telefoniche ai migranti, servirà soltanto un’identificazione anche con altri documenti: scompare, in sintesi, l’obbligo di presentare il permesso di soggiorno. Oltre al titolo di soggiorno, si potrà acquisire – recita la nuova formulazione – «o il passaporto o il documento di viaggio equipollente o un documento di riconoscimento che siano in corso di validità».

Marcia indietro sulla novità più controversa in tema di intelligence. L’articolo 31 viene modificato facendo saltare l’obbligo per le amministrazioni pubbliche e le partecipate di rispondere alle richieste di collaborazione dei servizi segreti: si torna alla mera facoltà, già prevista dalla legge attualmente in vigore, e scompare ogni riferimento alle società pubbliche. Dovrebbe cambiare, anche se le bozze in circolazione nulla prevedono a riguardo, il riferimento alla resistenza passiva per integrare il nuovo reato di rivolta in carcere, definendo meglio «il nucleo di rilevanza penale delle condotte».

Lo schema di decreto legge conferma, nonostante le proteste della filiera, che «sono vietati l’importazione, la cessione, la lavorazione, la distribuzione, il commercio, il trasporto, l’invio, la spedizione e la consegna delle infiorescenze della canapa coltivata, anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli oli da esse derivati». Ma dal divieto viene esclusa la «produzione agricola di semi destinati agli usi consentiti dalla legge entro i limiti di contaminazione stabiliti dal decreto del ministro della Salute» a cui l’articolo 5 della legge 242/2016 demanda la fissazione dei livelli massimi di Thc ammessi negli alimenti.

Proteste a Roma contro il decreto sicurezza

Le forze dell’ordine si sono scontrate nel pomeriggio di venerdì con i manifestanti che cercavano di farsi strada in piazza del Pantheon verso Palazzo Chigi, la sede dell’esecutivo.

Il presidio in piazza è stato organizzato dalla Rete Nazionale No Ddl Sicurezza che ha chiamato a raccolta attivisti, vari movimenti ed esponenti di partiti dell’opposizione e dei sindacati.

“Noi respingiamo la caratterizzazione di ‘provvedimento securitario'”, ha dichiarato in una conferenza stampa il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, “abbiamo recepito le questioni emerse dal dibattito parlamentare, il Parlamento sarà sempre il giudice ultimo visto che ci son ora due mesi di tempo per approvarlo”.

“Nessuna compressione della volontà del Parlamento”, ma dopo un anno e mezzo di discussione, “il provvedimento era andato troppo per le lunghe”.