Metropolitan Today

Il naufragio dell’Andrea Doria: 26 Luglio 1956, tragedia e coraggio

Adv

Il naufragio dell’Andrea Doria. Il 26 luglio 1956 avviene il naufragio dell’Andrea Doria, il più imponente transatlantico italiano. La grande efficienza delle operazioni di evacuazione limita fortunatamente il numero di vittime. Sono passati ormai 65 anni. Il Metropolitan Today di oggi è dedicato a questa tragedia ed al coraggio del capitano a bordo della nave.

Era il 26 luglio del 1956 quando il transatlantico Andrea Doria affonda nell’oceano Atlantico non lontano da New York dove era diretta partita da Genova. La nave viene colpita dalla Stockholm, un mercantile svedese. L’impatto avviene la sera del 25 luglio ma la nave affonda la mattina del 26.

Il naufragio dell’Andrea Doria, mare calmo e nebbia fitta

L'Andrea Doria, transatlantico italiano
L’Andrea Doria, transatlantico italiano

L’Andrea Doria, prende il nome dall’ammiraglio ligure del XVI secolo. È lunga 212 metri, larga 27, alta undici ponti, per una stazza di 29.100 tonnellate. Sull’ammiraglia della flotta passeggeri italiana ci sono 1.134 passeggeri e 572 uomini d’equipaggio agli ordini del comandante Piero Calamai.

Il mare è calmo ma c’è nebbia. In direzione opposta naviga la nave passeggeri svedese Stockholm  della Svenska America Linien di Göteborg. Alle 23.05 del 25 luglio, la prua della Stockholm si schianta sulla fiancata di dritta dell’Andrea Doria. La falla causata è enorme e provoca la morte immediata di 46 passeggeri della nave italiana che dormono nelle cabine della zona colpita. Inizia così l’inferno.

Foto vincitrice del premio Pulitzer 1957. Harry Trask, Boston traveler
Foto vincitrice del premio Pulitzer 1957. Harry Trask, Boston traveler

In pochi istanti l’Andrea Doria imbarca oltre 500 tonnellate d’acqua di mare e si inclina di circa 15 gradi a dritta. Lo sbandamento prosegue per tutta la notte. Le operazioni di soccorso però sono praticamente perfette. A bordo il comandante Calamai, il suo vice Magagnini, il secondo ufficiale Guido Badano e il medico di bordo Bruno Tortori Donati riescono a tenere in pugno la situazione.

Piero Calamai, capitano coraggioso

L'Andrea Doria affondata; il Capitano Calami_photocredit:primocanale
L’Andrea Doria affondata; il Capitano Calami_photocredit:primocanale

Le vittime saranno “solo” 51, di cui 46 dell’Andrea Doria che affonda dopo 11 ore. Il relitto giace tuttora posato sul fianco di dritta, a 75 metri di profondità al largo di Nantucket. “Scenda, comandante. A bordo non c’è più nessuno… Scenda o risaliamo noi e restiamo con lei“. Queste le parole del “secondo” Osvaldo Magagnini al comandante del transatlantico italiano, Piero Calamai.

L’Andrea Doria è sempre più vicina alla sua fine, ma Magagnini e i suoi ufficiali risalgono a bordo e spiegano a Calamai che se lui pensa di affondare con la nave, tutti loro lo seguiranno e condivideranno la sua sorte. Solo così, il comandante si convince e accetta di mettersi in salvo.

Foto della nave Stockholm danneggiata, dopo l'impatto
Foto della nave Stockholm danneggiata, dopo l’impatto

Le cause dell’incidente furono al centro di una vicenda giudiziaria che durò fino al gennaio del 1957. Tutti i protagonisti  vennero interrogati e, a poco a poco, si capì che c’erano stati errori a bordo della Stockholm. Il processo iniziò nel 1956. Alla fine la nebbia venne considerata l’unica responsabile del disastro, ma diverse altre cause concomitanti vennero evidenziate nel corso dell’inchiesta dai rispettivi collegi di difesa. Curiosità vuole che in seguito la Stockholm nel 1989 dopo una quasi completa trasformazione venne utilizzata dalla compagnia italiana Star Lauro Lines, come nave da crociera, con il nuovo nome di “Italia I“.

Ilaria Festa

Seguici su:
Instagram
Facebook
Metropolitan

Adv
Adv
Adv
Back to top button