Lo ripete ancora una volta, come già aveva fatto nella riunione preparatoria: «Il Sinodo non è un Parlamento, non è una convention ecclesiale, non è un incontro di studio» Papa Francesco, nella messa per l’apertura della XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi, indica il cammino che bisognerà fare in questi anni. Sull’esempio di Gesù, occorre metter in cammino, stare per strada. «Molte volte», spiega il Pontefice, «i Vangeli ci presentano Gesù “sulla strada”, mentre si affianca al cammino dell’uomo e si pone in ascolto delle domande che abitano e agitano il suo cuore. Così, Egli ci svela che Dio non alberga in luoghi asettici, in luoghi tranquilli, distanti dalla realtà, ma cammina con noi e ci raggiunge là dove siamo, sulle strade a volte dissestate della vita». Iniziando il Sinodo il Papa chiede a ciascuno dei credenti e alla Chiesa tutta se ««incarniamo lo stile di Dio, che cammina nella storia e condivide le vicende dell’umanità» e se «siamo disposti all’avventura del cammino o, timorosi delle incognite, preferiamo rifugiarci nelle scuse del “non serve” e del “si è sempre fatto così”». Si è disposti “all’avventura del cammino” condividendo le vicende dell’umanità o si preferisce rifugiarsi nelle scuse del “non serve” o del “si è fatto sempre così”? È la domanda che il Papa pone nella Messa di apertura del Sinodo sulla sinodalità, nella Basilica di San Pietro.  Presenti circa 3mila persone, fra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Incontrare, ascoltare, discernere sono i tre verbi che Francesco offre alla riflessione della Chiesa come bussola, all’inizio di questo percorso sinodale, ricordando che fare Sinodo significa camminare insieme sulla stessa strada. Lo sguardo è rivolto a Gesù che, nel Vangelo proposto dalla Liturgia di oggi, incontra l’uomo ricco, ascolta le sue domande e lo aiuta a discernere. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Il Papa apre il Sinodo: non è una convention ecclesiale

La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention”, una convention ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito. In questi giorni Gesù ci chiama, come fece con l’uomo ricco del Vangelo, a svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci.

I cristiani sono chiamati, dunque, a ascoltare con il cuore, tutto il tempo necessario, in modo che l’altro si senta non giudicato ma libero di raccontare il proprio vissuto. Gesù con l’uomo ricco non ha offerto “una soluzione preconfezionata” ma ha ascoltato con il cuore permettendogli, così, di parlare di sé con libertà. “Con sincerità in questo itinerario sinodale, chiediamoci: come stiamo con l’ascolto?” è la domanda di Papa Francesco. Fare Sinodo è infatti seguire le tracce di Gesù:

È scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi. È un esercizio lento, forse faticoso, per imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti, tutti i battezzati – evitando risposte artificiali e superficiali, risposte prêt-à-porter: no. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono.

“Anche noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell’arte dell’incontro. Non nell’organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l’incontro tra di noi”.

“Gesù non andava di fretta, non guardava l’orologio, ma sempre al servizio della persona che ascoltava”, ha aggiunto a braccio.    
Un tempo per dare spazio alla preghiera, all’adorazione, questa preghiera che noi trascuriamo tanto”, “a quello che lo Spirito vuole dire alla Chiesa; per rivolgersi al volto e alla parola dell’altro, incontrarci a tu per tu, lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca”, ha sottolineato il Pontefice.

Questo è il Sinodo, «un cammino di discernimento spirituale, discernimento ecclesiale che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio. E la seconda Lettura proprio oggi ci dice che la Parola di Dio “è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”». È la Parola che ci apre al discernimento. «Essa», insiste Francesco, «orienta il Sinodo perché non sia una “convention” una convention ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, che non sia un parlamento, ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito Santo. In questi giorni Gesù ci chiama, come fece con l’uomo ricco del Vangelo, a svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali rispettivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci».