JD Vance è intervenuto al Mathias Corvinus Collegium, per sostenere Viktor Orbán. Nel suo discorso, il vicepresidente statunitense ha parlato di quella che a suo avviso è un’ingerenza straniera (in particolare dell’UE) nelle elezioni ungheresi. Queste le sue parole: «Mi è stato detto che anche la visita del vicepresidente degli Stati Uniti, che ha affermato che Orbán sta facendo un buon lavoro ed è uno statista utile alla causa della pace, rappresenta un’ingerenza straniera. Ciò che non è un’ingerenza straniera, invece, è quando l’Unione Europea minaccia di bloccare miliardi di dollari destinati all’Ungheria perché voi proteggete i vostri confini. A quanto pare, questa non è un’ingerenza straniera. Non è un’ingerenza straniera quando gli ucraini bloccano gli oleodotti, causando sofferenze al popolo ungherese nel tentativo di influenzare un’elezione. Anche questo, a quanto pare, non è un’ingerenza straniera. Non regge alla prova dei fatti».

Vance ha proseguito il discorso, ribadendo come Donald Trump non abbia «mai minacciato l’Ungheria, dicendo: “Se non votate per Viktor Orbán, non otterrete questo e quello”. Non lo faremmo mai, perché rispettiamo il popolo ungherese a tal punto da rispettarne la sovranità. Il fatto che così tanti stranieri, siano essi organizzazioni transnazionali come i burocrati di Bruxelles o governi stranieri, stiano letteralmente minacciando il popolo ungherese dicendo “votate in questo modo o ci vendicheremo”, dovrebbe farvi infuriare».

I due pesi e le due misure di Vance in Ungheria

Il vicepresidente ha continuato a lodare Orbán, definendolo un «partner importantissimo per la pace». «È il motivo per cui sono qui», ha spiegato. «È un evento senza precedenti. Ed è senza precedenti che un vicepresidente americano venga qui la settimana prima delle elezioni. Il motivo per cui lo facciamo è che ritenevamo che ci fossero così tante calunnie contro Viktor in questa campagna elettorale, che dovevamo dimostrare che in realtà ci sono molte persone e molti amici in tutto il mondo che riconoscono che Viktor e il suo governo stanno facendo un buon lavoro e che sono partner importanti per la pace».

Nel corso del suo intervento, il politico statunitense ha confermato il suo sostegno al primo ministro. Per lui, inoltre, la difesa della sovranità dell’Ungheria richiede che «il popolo ungherese… respinga queste operazioni di influenza straniera, voti per chi vuole come leader, respinga i burocrati di Bruxelles». Vance è tornato più e più volte sull’argomento, invitando i cittadini a non lasciarsi influenzare dagli altri Paesi e dalle autorità estere. Impossibile, tuttavia, non cogliere l’ironia di queste dichiarazioni, mentre lui stesso è impegnato nella campagna elettorale di Orbán a Budapest, a soli quattro giorni dalle elezioni.

Federica Checchia