Il parlamento britannico ha approvato in via definitiva una legge volta a eliminare i novantadue “membri ereditari” della cosiddetta Camera dei Lord, ovvero la Camera Alta. Si tratta di una decisione storica per il Regno Unito, che segna la fine di una consuetudine che portata avanti per sette secoli, nonostante, negli ultimi anni, gli stessi politici la considerassero decisamente anacronistica. Per rendere la decisione effettiva occorre il consenso di Re Carlo III che, di fatto, è solo una formalità.

Angela Smith, leader della Camera Alta, ha dichiarato che la Camera dei Lord ha svolto un «ruolo vitale all’interno del nostro parlamento bicamerale, ma nessuno dovrebbe sedere alla Camera in virtù di un titolo ereditario». «L’approvazione di questo disegno di legge è un primo passo importante verso la riforma della Camera dei Lord, a cui seguiranno ulteriori modifiche, tra cui quelle relative ai requisiti di pensionamento e partecipazione dei membri», ha aggiunto.

Il partito Laburista e la lunga riforma della Camera dei Lord

A dare l’ok per la nuova normativa è stata la stessa assemblea, che conta 805 membri, a seguito della votazione favorevole da parte della Camera dei Comuni, la camera bassa, che ne ha 650. La legge era uno degli obiettivi dichiarati del governo di Keir Starmer. Il partito Laburista, in realtà, aveva iniziato la riforma del parlamento già nel 1999, quando il premier era Tony Blair: all’epoca, il numero dei membri ereditari era diminuito da 700 a 92. Lo stesso partito conservatore ha rinunciato a opporsi alla legge, ottenendo però in cambio la garanzia che alcuni dei 92 lord possano diventare parlamentari a vita.

I poteri della Camera dei Lord, in ogni caso, si sono notevolmente ridotti nel tempo. Al momento, il suo compito principale è supervisionare le leggi già passate dalla Camera dei Comuni e proporre modifiche, senza però avere la possibilità di bloccarli. Può rinviare la loro approvazione, ma solo per un anno; non può farlo quando si parla di leggi di bilancio o facenti parte di un programma elettorale.

Federica Checchia