Nella giornata di ieri, il parlamento israeliano ha approvato una legge per creare un tribunale militare speciale, che giudicherà trecento cittadini palestinesi, accusati di aver preso parte agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. I processi saranno aperti al pubblico e la popolazione potrà seguirli in diretta su un sito, creato appositamente per questo scopo. È prevista, inoltre, la possibilità di condannare a morte gli imputati.

«Che tutti possano vedere come le vittime e le loro famiglie guardano negli occhi quegli assassini, stupratori e rapitori», ha dichiarato in conferenza stampa Yulia Malinovsky, co-firmataria del disegno di legge. «Che tutti possano vedere come lo Stato di Israele sia uno Stato sovrano che sa come chiamare a rispondere delle proprie azioni coloro che lo hanno danneggiato. Abbiamo raggiunto il traguardo, che in realtà è il punto di partenza: l’inizio di processi storici, che saranno visti da tutto il mondo».

Israele approva la possibilità di condannare a morte i cittadini palestinesi coinvolti negli attacchi del 7 ottobre 2023: la situazione nei centri di detenzione

A proporre il disegno di legge è stato il partito di estrema destra religiosa Partito Sionista Religioso, parte del governo, e dal partito laico e nazionalista Israel Beitenu (Israele Casa Nostra), che si trova all’opposizione. I parlamentari presenti hanno l’hanno accolto all’unanimità, per novantatré voti a zero. Altri ventisette, invece, erano assenti o si sono astenuti. Già a fine marzo, il governo Netanyahu aveva approvato una legge che consentiva di condannare a morte i cittadini palestinesi ritenuti colpevoli di terrorismo. Non era applicabile, tuttavia, ai crimini commessi prima della sua approvazione.

Il Servizio penitenziario israeliano detiene attualmente 1.283 persone come “combattenti illegali”, senza tuttavia aver formalizzato accuse nei loro confronti; la stragrande maggioranza proviene da Gaza. Si ritiene che trecento o quattrocento gazawi siano detenuti anche dall’esercito israeliano come imputati in procedimenti penali. Molti cittadini palestinesi, nel frattempo, sono ancora alla ricerca di informazioni sui parenti che si sa o si ritiene abbiano attraversato il confine con Israele, durante gli attacchi dell’ottobre 2023, o che siano stati arrestati in seguito. Lunedì, alcune decine di persone hanno protestato contro la nuova legge davanti alla sede del Comitato Internazionale della Croce Rossa a Gaza City.

Le proteste delle organizzazioni umanitarie

Molte organizzazioni per i diritti umani -alcune delle quali israeliane- hanno criticato la decisione, opponendosi all’idea che le persone incriminate possano essere condannate a morte e sostenendo che queste non avrebbero un processo equo e imparziale. «I membri della coalizione di governo hanno chiarito di aspettarsi esecuzioni di massa da questo tribunale da loro istituito», ha affermato Sari Bashi, direttore esecutivo del Comitato pubblico contro la tortura in Israele.

«Sappiamo che i palestinesi detenuti con l’accusa di aver partecipato ai crimini del 7 ottobre sono stati torturati, in modo sistematico e diffuso. La mia preoccupazione è che vengano condannati e persino giustiziati sulla base di confessioni estorte sotto tortura», ha spiegato. «I responsabili degli attacchi contro i civili nel sud di Israele devono essere chiamati a risponderne, ma non in questo modo. Meritano un giusto processo e la pena di morte non dovrebbe mai essere presa in considerazione».

Federica Checchia