Per la prima volta da quando la crisi ambientale si è intensificata, la Cina si è impegnata a ridurre le proprie emissioni inquinanti. A prometterlo è stato il presidente Xi Jinping, presentando un progetto in videoconferenza a un incontro delle Nazioni Unite sul clima. L’obiettivo del Paese, secondo il piano, è ridurre dal 7% al 10% le emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra entro il 2035.
Nei prossimi dieci anni, inoltre, la la Repubblica Popolare Cinese aumenterà del 30% l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, e incentiverà il settore delle auto elettriche. Seguita da Stati Uniti e India, la Cina è la nazione più inquinante al mondo, e un effettivo cambiamento d’approccio da parte sua potrebbe incidere positivamente sull’ecosistema globale.
La riduzione delle emissioni della Cina potrebbe non bastare
Secondo gli scienziati, tuttavia, le misure di Pechino non saranno sufficienti per evitare che la temperatura media globale superi la soglia di 1,5°C in più, rispetto all’inizio del processo di riscaldamento del pianeta. Secondo gli studi dell’Organizzazione meteorologica mondiale, il limite verrà superato con ogni probabilità entro il 2027.
La soglia di 1,5°C era la previsione stimata dall’Accordo sul clima di Parigi del 2015. Il trattato è stato firmato da centonovantacinque Paesi, durante la Conferenza mondiale sul clima di Parigi. A farne parte, in pratica, erano tutti gli Stati del mondo, inclusa la Corea del Nord: erano rimasti fuori solo la Siria e il Nicaragua. L’accordo è entrato in vigore il 4 novembre del 2016, dopo essere stato ratificato dalla soglia minima prevista, cinquantacinque Paesi.
Federica Checchia





