USA: Washington ha deciso di imporre dazi del 25% sulle esportazioni in India, aprendo un nuovo fronte di conflitto commerciale. Una mossa che, secondo gli esperti, rischia di ridurre del 30% le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti, pari a decine di miliardi di dollari.

Il governo di Nuova Delhi ha reagito con fermezza. Il ministero degli Esteri ha definito “ipocrita” l’atteggiamento occidentale:

I Paesi che criticano l’India sono essi stessi impegnati nel commercio con la Russia.

I numeri parlano chiaro: nel 2024 l’Unione europea ha scambiato con Mosca beni per 67,5 miliardi di euro, inclusi 16,5 milioni di tonnellate di GNL. Intanto, gli stessi Stati Uniti continuano a importare uranio russo, palladio e fertilizzanti, nonostante la retorica delle sanzioni.

USA, Dazi, India, petrolio e dignità nazionale:

Al centro dello scontro ci sono gli acquisti indiani di greggio russo, che tra gennaio e giugno 2025 hanno toccato 1,75 milioni di barili al giorno. Una dipendenza che Washington e Bruxelles tentano di colpire, anche con le nuove sanzioni UE contro Nayara Energy, la raffineria indiana controllata in maggioranza da Rosneft. Ma Nuova Delhi ha ribadito che non riconosce sanzioni unilaterali.

La risposta non si è limitata ai palazzi della politica. Dal BJP di Narendra Modi fino al Congresso, le principali forze politiche hanno reagito con rabbia. Manish Tiwari, deputato del Congresso, ha parlato di

commenti offensivi che feriscono la dignità degli indiani

invocando la fine dell’incessante “prepotenza” USA. Ancora più duro il vicepresidente del BJP, Baijayant Jai Panda, che ha citato Henry Kissinger:

Essere nemici dell’America può essere pericoloso, ma essere amici dell’America è mortale.

La pressioni politiche, le conseguenze sociali

Secondo Ajay Srivastava della Global Trade Research Initiative, le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti potrebbero crollare da 86,5 miliardi a 60,6 miliardi di dollari. Non si tratta di cifre astratte: parliamo di milioni di lavoratori e famiglie che vedranno contratti saltare e salari erosi. Intanto, i mercati indiani hanno già reagito: gli indici azionari sono precipitati subito dopo le minacce di Trump del 31 luglio.

Qui non si tratta solo di geopolitica: è il corpo vivo dell’India, dei suoi lavoratori, che rischia di essere sacrificato in una guerra commerciale condotta a colpi di dazi e sanzioni. Gli Stati Uniti e l’Europa, mentre predicano sacrifici, continuano a commerciare con Mosca quando conviene loro. All’India, invece, viene chiesto di piegarsi La verità è che la “sicurezza occidentale” si regge sul doppio standard: punire chi non si allinea, continuando a fare affari nell’ombra. A pagare, come sempre, non saranno i potenti ma la classe lavoratrice.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine