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Il tragico incidente di Fred Buscaglione che nessuno dimentica: cosa era successo

Un mito della musica italiana vittima di un tragico destino. Era la mattina del 3 febbraio 1960 (il giorno in cui usciva nei cinema “La Dolce Vita” di Fellini) quando in un incrocio stradale del quartiere Parioli a Roma, la Ford Thunderbird guidata dal cantante Fred Buscaglione si scontrò con un autocarro Lancia Esatau, carico di porfido. L’incidente per Fred Buscaglione fu fatale. Inutili i soccorsi con il conducente del camion, il 24enne Bruno Ferretti, e un metronotte che caricarono il cantante su un autobus di passaggio per il trasporto in ospedale dove il cantante giunse privo di vita. 

Fred Buscaglione ancora oggi resta un grande mito, sono in tanti che in occasione dei suoi 100 anni non possono fare a meno di ricordarlo con uno dei suo brani immortali.

“Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, e io tornerò a essere solo Ferdinando Buscaglione” sono queste le parole che poche settimane prima della sua morte aveva detto in una lunga intervista con la Stampa.

Il cantante aveva 38 anni e proprio all’alba di quel giorno Fred Buscaglione perse la vita a seguito di un tragico incidente. Si trovava a bordo della sua macchina mentre tornava da un concerto in un night in via Margutta a Roma, quando si è scontrato con un camion che portava porfido guidato da Bruno Ferretti che aveva solo 24 anni.

La Stampa di domenica 7 febbraio 1960: «Ventimila persone hanno seguito i funerali di Fred Buscaglione Una parte della folla, pervasa da un’assurda morbosità, ha travolto i cordoni della polizia, per vedere i divi della canzone e strappare autografi».

Tre giorni prima, all’alba, si era spezzato il sogno del famoso cantante torinese. Erano le 6 e venti di un mercoledì qualsiasi a Roma, quando la Ford Thunderbird rosa-shocking dell’artista (da lì a poco avrebbe compiuto 39 anni) che stava finalmente per andare a dormire dopo una delle tanti notti che non avevano mai fine, si era schiantata contro un furgone carico di blocchi di tufo all’incrocio tra le via Paisiello e Rossini, nel quartiere Parioli. La sua auto viaggiava ai 100 all’ora, anche se non era inseguito da un manipolo di quei gangster protagonisti di alcune delle sue canzoni di maggior successo. L’urto è devastante, inutile il trasporto in ospedale su un pullman della linea 90 deviato per portare quel povero corpo ormai inerme al Policlinico, preceduto da una jeep dei carabinieri.

«Che notte, che notte quella notte/ Se ci penso mi sento le ossa rotte» si potrebbe dire, parafrasando una delle sue più celebri canzoni. Il grande Fred era uscito di scena per sempre, senza l’accompagnamento dell’orchestra e i soliti applausi. A Torino, nella sua Torino, avrebbe dato l’addio al suo pubblico.

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