Che Mark Hoppus dei Blink-182 e Mike Dirnt dei Green Day, entrambi bassisti, siano grandi amici, è cosa nota e risaputa. Non stupisce, dunque, che, quando quest’ultimo è stato insignito del Lifetime Achievement Award ai Bass Magazine Awards 2026, sia stato proprio il collega a rendergli omaggio.
«Credo che ognuno, qui, abbia la sua storia personale su come si siainnamorato di questo bassista e di questa band», ha esordito. «E anche se sono tutte molto diverse, sono disposto a scommettere che siano fondamentalmente tutte uguali. Quindi voglio raccontarvi la mia storia. All’inizio degli anni ’90, frequentavo il community college e suonavo il basso in una garage band, e sognavo di entrare un giorno in uno studio e registrare una canzone, magari anche una demo o un singolo. E a quel tempo, una delle band di cui non ne avevo mai abbastanza era questo trio stoner dell’East Bay chiamato Green Day. Erano fantastici. Un mio amico mi ha prestato “Kerplunk”, ed era tipo: i Ramones incontrano Descendants, una specie di roba strana, tipo Gilman Street, che non capivo, ma che adoravo».
Mark Hoppus elogia Mike Dirnt, «un maestro artigiano e un grande amico»
Hoppus ha parlato anche degli inizi dei Blink-182, e di come la loro strada abbia incrociato quella dei Green Day. «Siamo andati in un club chiamato Soma per vedere i Green Day in un locale da milleduecento spettatori. Una serata sudata, schifosa e fottutamente fantastica. Hanno iniziato le canzoni, le hanno suonate a squarciagola, le hanno scomposte, hanno abbandonato il copione, hanno improvvisato e, per tutto il tempo, il cuore pulsante delle basse frequenze era questo bassista micidiale».
Il musicista ha concluso il suo discorso, descrivendo Dirnt come «un po’ rockabilly, un po’ punk rock, dannatamente gentile, senza mezzi termini, un maestro artigiano e un grande amico. E sempre, il cuore pulsante della musica low-end».
Federica Checchia





