L’Assemblea nazionale del Venezuela ha approvato in via definitiva e all’unanimità la legge sull’amnistia per i prigionieri politici venezuelani, che torneranno in libertà dopo anni di detenzione. La presidente ad interim Delcy Rodríguez, in carica dalla cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, l’aveva annunciata all’inizio dell’anno. Si tratta di un chiaro segnale di apertura nei confronti delle opposizioni, oltre che un tentativo di mostrarsi conciliante verso l’amministrazione di Donald Trump. Già dopo la deposizione dell’ex leader, il governo aveva scarcerato alcuni detenuti, tra i quali Alberto Trentini, in cella per 423 giorni.

La misura riguarderà i reati commessi a partire dal 1° gennaio 1999, l’anno in cui Hugo Chávez, fondatore del regime, salì al potere. Esclusi invece i prigionieri con le accuse più gravi (azioni violente e armate), spesso attribuite in maniera arbitraria e sulla base di prove fasulle, inventate per colpire avversari politici. Dopo l’approvazione, Rodríguez ha chiesto al ministro dell’Interno Diosdado Cabello di riesaminare il tutto, per valutare la possibilità di estendere la portata dell’ammistia.

Amnistia in Venezuela: tutti i dubbi delle associazioni umanitarie

Il processo, in ogni caso, sarà piuttosto lungo e difficile. In base alle stime delle associazioni per i diritti umani locali, attualmente in Venezuela ci sono tra i seicento e i novecento prigionieri politici, e legge si applicherà solo ai manifestanti che sono in carcere per aver preso parte alle proteste contro il regime.

Gli attivisti per i diritti umani sono molto critici nei confronti dell’iniziativa governativa, figlia di un sistema giudiziario compromesso e gestito da un regime che è rimasto autoritario e repressivo, nonostante la cattura di Maduro. Proprio per questo, diverse organizzazioni venezuelane stanno chiedendo che la liberazione dei prigionieri politici venga supervisionata da una commissione indipendente. Al potere, dopotutto, ci sono ancora le stesse persone che governavano con l’ex dittatore, e in la magistratura dipende fortemente dalla politica.

Federica Checchia