Il Venezuela sta vivendo giorni di estrema repressione sotto lo stato d’emergenza proclamato il 3 gennaio, dopo il sequestro di Nicolás Maduro. Il provvedimento concede al governo poteri speciali che consentono di arrestare e perquisire chiunque sostenga l’intervento armato statunitense. Nelle strade principali, la polizia e i soldati collaborano con i colectivos, bande paramilitari armate dal regime, controllano il territorio e reprimono qualsivoglia forma di dissenso.

Sotto il regime di Delcy Rodríguez la repressione continua

La vicepresidente di Maduro, Delcy Rodríguez, è subentrata ad interim. Lunedì le forze di sicurezza hanno fermato 14 giornalisti, tra cui 11 stranieri, nei pressi dell’Assemblea Nazionale. Il governo, dapprima ha permesso l’accesso dei media all’interno del parlamento, vietando foto e dirette. In un secondo momento è stato vietato completamente l’accesso alle testate. María Corina Machado, leader dell’opposizione, è momentaneamente esclusa dai piani di Donald Trump. In un’intervista a Fox News ha dichiarato che la situazione è “molto allarmante”, sottolineando che non parla con il presidente da ottobre, da quando ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Secondo Machado, Rodríguez è una delle principali responsabili del sistema di tortura e corruzione del regime.

Pare che la struttura di potere sia rimasta intatta: Delcy Rodríguez è affiancata da Diosdado Cabello, ministro dell’Interno che comanda i colectivos, e dal ministro della Difesa Vladimir Padrino López, che garantisce l’appoggio dei militari. Rodríguez ha, in aggiunta, anche il sostegno dell’unico figlio di Maduro, Nicolás Maduro Guerra, il quale riveste il ruolo di deputato. Le Nazioni Unite denunciano gravi violazioni dei diritti umani che coinvolgono i vertici del regime, oltre allo stesso Maduro. I militari e i paramilitari, per evitare proteste, ispezionano e monitorano i cellulari dei cittadini nei posti di blocco, alla ricerca di critiche al regime o a sostegno degli Stati Uniti.

In Venezuela il quadro generale è preoccupante

La situazione resta incerta e violenta. Attualmente Maduro e la moglie Cilia Flores stanno affrontando un processo a New York. Rodríguez ha denunciato il sequestro, allo stesso tempo, però, dichiara di voler collaborare con gli Stati Uniti. In contrapposizione, Donald Trump continua ad avanzare minacce per ottenere il controllo delle risorse petrolifere del Venezuela. Fuori dal palazzo presidenziale si sono avvertiti spari volti ad abbattere droni che volavano senza autorizzazione. In Venezuela, attualmente, sono incarcerati 806 prigionieri politici, tra cui il cooperante italiano Alberto Trentini, come dichiarato dalla ong Foro Penal.

Stefania Cirillo