Maria Corina Machado, nota politica venezuelana, non sarà presente durante la consegna del Premio Nobel per la pace. Al suo posto ci sarà la figlia Ana Corina Machado la quale, oltre a ritirare il premio, si premurerà di leggere il discorso scritto dalla madre. La sua assenza non è una scelta, bensì un’impedimento dovuto alla sua vita da clandestina. Come dichiarato da TG La 7, non era certo che sarebbe riuscita ad abbandonare il paese, pertanto Machado ha scelto di lasciare alla figlia l’impegno di partecipare all’evento.
Machado, simbolo di resistenza
Il Premio Nobel per la pace non è stato inaspettato. Il suo impegno politico è vasto e ben delineato. La stessa Maria Corina Machado si descrive “Venezuelana, madre di tre figli, ingegnere e liberale. Riesco a immaginare la mia vita solo in Venezuela e in democrazia”. Sottolinea, poi, che “la libertà si conquista ogni giorno”. Ritiene fondamentale continuare a vivere in Venezuela, pur conoscendo i rischi legati al regime di Nicolás Maduro. La Machado, simbolo di resistenza democratica, dopo aver vinto le presidenziali del 2023 – ottenendo il 90% dei voti – è stata accusata di cospirazione. Le accuse nascono “per aver favorito il golpe del leader dell’opposizione Juan Guaidò e l’idea di sanzioni internazionali contro il Paese”.
Pertanto è stata interdetta dai pubblici uffici per 15 anni. Una misura che l’ha obbligata a vivere in clandestinità, essendo la sua vita in pericolo. Un importante quotidiano spagnolo – El Mundo – ha definito l’attivista “oppositrice a tutto” e suppone che il consenso ottenuto sia germogliato nelle “ex roccaforti chaviste”. Alle accuse l’attivista specifica che il suo è un “partito liberale di centro” e che “per i marxisti se non sei di sinistra sei di estrema destra”. La sua militanza è considerata necessaria visto l’autoritarismo che domina ancora nel paese sud americano. Il Premio Nobel, invece, rappresenta un riconoscimento per il suo impegno politico.
Stefania Cirillo





