Impianti elettrici: quando è obbligatorio averli a norma

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Di Redazione

Nel nostro Paese una grande percentuale degli immobili è stata costruita prima del 1969. Questo significa che ci sono moltissime abitazioni ormai datate e a elevato dispendio energetico. Vari problemi possono essere risolti con la ristrutturazione, tuttavia è bene ricordare che modificare e migliorare le strutture e gli impianti può risultare molto costoso, anche perché è obbligatorio in alcuni casi che le parti rinnovate seguano le leggi vigenti oggi. In particolare quando si tratta di impianti elettrici, quelli rinnovati devono seguire norme particolarmente stringenti.

Cosa si intende per impianto elettrico a norma

Quali sono le leggi in merito
Cosa accade nelle vecchie case

Un impianto elettrico è a norma di legge quando presenta le caratteristiche che sono specificate nel DM 37/2008, che sostituisce la vecchia legislazione degli anni ’90, in seguito più volte aggiornata nel corso del tempo. Inoltre la norma CEI 64-8 descrive le caratteristiche specifiche di un impianto elettrico regolare. Nelle grandi città, soprattutto nelle parti più storiche, sono molti gli edifici che presentano impianti vecchi, da cambiare e rimodernare.

Una ditta che si occupa di impianti elettrici a Milano, ad esempio, può effettuare un sopralluogo e valutare quali siano gli interventi da fare ed in funzione della mole di lavoro da eseguire, del materiale che si dovrà acquistare per concludere l’incarico, sarà possibile ricevere un preventivo su misura, atto a soddisfare le esigenze espletate in fase preliminare di colloquio.

Secondo la norma sopra citata, nel caso di immobili costruiti prima del 2008 un impianto elettrico che ha subito piccoli interventi di sistemazione può non essere corredato di una dichiarazione di conformità; si può infatti sostituire questa dichiarazione con quella di rispondenza, che permette qualche piccola deroga alla legge oggi vigente.

Questo aiuta coloro che preferiscono contenere i costi correlati a una completa ristrutturazione o alla posa ex novo dell’impianto elettrico. In alcuni casi particolari, invece, l’elettricista può consigliare l’opzione della completa rimozione e sostituzione dell’impianto, che potrebbe risultare meno costosa o più rapida da eseguire. 

Quando l’impianto deve essere a norma

Il costo di un nuovo impianto
Come si verifica

Bisogna prima di tutto considerare che un impianto elettrico a norma consente di avere la certezza che l’abitazione sia sicura per chi la utilizza ogni giorno; questa opzione sarebbe quindi consigliabile in qualsiasi abitazione. Inoltre il DM 37/2008 prescrive l’obbligo di avere un impianto a norma di legge in tutte le abitazioni di nuova costruzione e nelle ristrutturazioni che comportano la modifica dell’impianto elettrico in maniera sostanziale. In varie situazioni è obbligatorio anche che le modifiche effettuate siano svolte dopo aver presentato un regolare progetto presso le autorità locali competenti; è questo il caso delle abitazioni con superficie superiore ai 400 metri quadrati e nel caso di utenze con potenza impiegata superiore ai 6 KW. Un professionista può facilmente verificare che l’impianto elettrico presente in un edificio sia a norma o meno, valutando le dotazioni di cui dispone, la tipologia di cavi utilizzata e così via. Ad esempio è necessario che un impianto presenti il corretto numero di interruttori differenziali e almeno un salvavita; in assenza di tali dispositivi l’impianto può risultare pericoloso. 

Le case degli italiani sono vecchie

Quante case sono state costruite dopo il 2000
Poche le ristrutturazioni

Secondo i dati resi noti nel corso degli ultimi anni nel nostro Paese la maggior parte delle abitazioni è vecchia o molto vecchia. Alcune di queste case possono aver subito qualche tipo di ristrutturazione, ma spesso non è così: oltre il 50% degli edifici è stato costruito prima del 1970 e solo una piccola percentuale ha goduto di interventi di ristrutturazione importanti. Le case che si possono considerare recenti, costruite dopo il 2000, sono solo il 5% del totale. Questo influisce sull’energia impiegata per riscaldare e rinfrescare le abitazioni e quindi anche sull’inquinamento prodotto dalle utenze domestiche.